• Articolo Roma, 12 novembre 2019
  • A Eta Beta, l’innovazione che salverà il pianeta

  • Per quanto possano apparire avveniristiche e lontane dalle nostre vite, le più grandi novità dell’innovazione tecnologica a sfondo ambientale possono presto diventare il nostro quotidiano. La regola d’oro, però, è rispettare le 3D: decentramento, digitalizzazione e decarbonizzazione.

Innovazione

Ospite del programma di Radio 1, Mauro Spagnolo ci accompagna nel mondo dell’innovazione sostenibile

 

(Rinnovabili.it) – Dalle “tende solari”, all’asfalto che si ripara da solo; dalla batteria elastica, al legno trasparente. Questi sono solo alcuni dei più interessanti esempi di innovazione tecnologica che testimoniano lo sforzo di ricercatori e startupper per dare risposte concrete di fronte alla sfida del cambiamento climatico e delle emissioni.

 

Ma quali sono, nel dettaglio, queste novità ecosostenibili che sembrano così avveniristiche e, invece, sono già delle realtà consolidate? Questa è la domanda affrontata oggi a Eta Beta, il programma di Radio 1 dedicato ai fermenti innovativi che investono la società: dal web all’economia, dal tempo libero alla cultura. Per conoscere quali siano le ‘innovazioni che salveranno il Pianeta’, l’ideatore e conduttore del programma, Massimo Cerofolini, ha proposto un’immersione nel mondo delle start up, della ricerca e dell’incubazione con la consueta consulenza del nostro direttore, Mauro Spagnolo, da anni il referente sull’innovazione tecnologica green del programma.

 

Lo spunto arriva dalla 23esima edizione di Ecomondo, evento di riferimento in Europa per l’innovazione tecnologica tenutosi a Rimini la scorsa settimana, da cui emerge chiaramente come la green economy è ormai un settore consolidato, un settore che produce posti di lavoro ed è in controtendenza e in crescita rispetto ad altri: i cosiddetti green job sono in netto aumento, parliamo di circa il 25% annuo, un trend da non sottovalutare soprattutto nel panorama economico italiano”, afferma Spagnolo.

 

Infatti, nonostante negli ultimi due anni siano aumentati i consumi di combustibili fossili e le emissioni di gas serra, è ormai assodato che i cambiamenti climatici, i loro effetti e le azioni da compiere sul piano economico e sociale non sono più “un fenomeno per esperti”, sottolinea Spagnolo, “ma sono diventati la quotidianità di noi cittadini”. Proprio perché la percezione rispetto alle tematiche ambientali è cambiata nel corso degli anni, assumendo sempre maggiore centralità anche e soprattutto nel dibattito politico e pubblico, il tema delle innovazioni non dovrebbe rappresentare più qualcosa di estraneo e futuristico, ma la chiave per capire come e quanto la protezione dell’ambiente può generare ricchezza, posti di lavoro e prospettive economiche.

 

Mai più rifiuti

 

Da questo punto di vista, il mondo dell’economia circolare rappresenta l’orizzonte verso cui ciascun paese dovrebbe guardare per affrontare i temi dell’efficienza energetica, delle filiere produttive e della gestione dei rifiuti. “Specialmente nel mondo delle bioplastiche sono stati fatti enormi passi avanti”, spiega Spagnolo, sottolineando come ormai quasi ogni scarto di produzione agricola o vegetale possa essere usato e trasformato per produrre materiali di plastica degradabili al 100%.

 

Incalzato da Cerofolini, il direttore di Rinnovabili.it cita tre degli esempi che, in Italia e nel mondo, rappresentano l’avanguardia in questa direzione. Il primo è quello dell’australiana Deakin University,  i cui ricercatori hanno sviluppato un sistema che converte lo scarto della produzione di cotone (il linter) in una nuova plastica biodegradabile, impiegando solo prodotti chimici economici ed ecologici. Il sistema della Deakin può anche essere utilizzato per altri rifiuti organici e materiali vegetali fibrosi, come citronella, canapa, gusci di mandorle, paglia di grano, segatura e trucioli di legno, aumentando così di gran lunga le possibilità di immaginare filiere “a sistema chiuso” di economia circolare.

 

Un altro sistema “ultra chiuso”, continua Spagnolo, è quello di Feel the peel, il prototipo realizzato da CRA-Carlo Ratti Associati per Eni che porta l’innovazione tecnologica nella vita di tutti i giorni. Il sistema produce bicchieri in tempi record dagli scarti delle arance. Come spiega Spagnolo: “oltre a darti il succo d’arancia, il meccanismo usa la buccia che, prima essiccata e poi addizionata con acido polilattico proveniente dal mais, diventa un toner per stampante 3D che produce il bicchiere per la prossima spremuta”. Una logica simile viene applicata anche da ENEA, che ricicla gli scarti di lavorazione caseari per produrre bottiglie per il latte in bioplastica e totalmente biodegradabili.

 

Oltre alle filiere di produzione, però, durante la puntata di Eta Beta viene anche sottolineata l’importanza della gestione dei rifiuti, facendo l’esempio di Innovambiente, azienda pugliese che ha messo in pratica un “sistema di controllo integrato del territorio”, dice Spagnolo. “Con i suoi sistemi satellitari, Innovambiente controlla i mezzi e i contenitori della raccolta differenziata, sorvegliando anche sugli eventuali abusi: tutto il sistema di raccolta viene codificato in una sala operativa, permettendo anche di produrre un ranking qualitativo dei singoli utenti, aggiunge.

 

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La wunderkammer dell’edilizia

 

Ma se le innovazioni nell’ambito dell’economia circolare sembrano essere enormi, da capogiro appaiono quelle nell’ambito dell’edilizia, un settore oggi in grado di farci accedere ad una vera e propria “camera delle meraviglie” in cui esistono tende che producono energia e finestre in legno trasparente.

 

Per quanto riguarda quest’ultimo, si tratta dell’innovazione frutto di anni di ricerca del KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma che, riuscendo a sottrarre la lignina dal legno (vale a dire la componente che assorbe la luce e dona il caratteristico colore al legno) lo ha reso trasparente. “Oggi questo materiale non è solo assolutamente trasparente, ma ha ottime caratteristiche termoisolanti e di trasmittanza ottica, addirittura maggiori del vetro”, spiega Spagnolo. Ma non solo. Un’altra novità nasce con la scoperta dei tessuti fotovoltaici, o pannelli solari tessili, una tecnologia tutta tedesca in cui “microcelle fotovoltaiche vengono poste all’interno del tessuto, garantendo un’ottima resistenza meccanica. Entro 5 anni saranno prodotti in serie e pronti per il mercato”, afferma Spagnolo, descrivendo la possibilità di un imminente futuro in cui gli edifici avranno case con tende che autoproducono energia.

 

Il sole e la strada

 

Anche nel campo della mobilità sono molte le innovazioni da portare all’attenzione durante la puntata di Eta Beta. In primo luogo, quella della cosiddetta strada del grafene di Milano, dove ‘il materiale delle meraviglie’, come è stato ribattezzato da molti, è stato impiegato nella pavimentazione di due tratti di strada provinciale. Grazie a caratteristiche come resistenza, versatilità, ottima conduttività ed estrema sottigliezza, oggi queste strutture bidimensionali di carbonio vengono prodotte in “sottili film per rivestire la pavimentazione stradale, raddoppiando la vita delle strade e garantendo resistenza meccanica grazie al notevole assorbimento delle escursioni termiche”, sottolinea Spagnolo.

 

Un altro esempio di mobilità sostenibile viene dall’Università di Bologna che, in collaborazione con il Tecnopolo di Rimini, ha presentato la sua Onda solare alla Bridgestone World Solar Challenge australiana, un rally raid attraverso il deserto australiano da affrontare solo con l’energia del sole. “Qui ci troviamo di fronte ad un’innovazione assoluta: 5 metri di pannello solare che diventano un’auto monoposto. Una macchina che a breve verrà omologata e potrà essere guidata nelle nostre strade”, aggiunge Spagnolo.

 

E se il problema dello stoccaggio delle energie rinnovabili, anche nel settore della mobilità, può rappresentare un problema, dal’ETH di Zurigo arriva la prima batteria elastica che “simile al pongo, usa un elettrolita in gel per immagazzinare energia e rendere il materiale flessibile”, rispondendo così ai trend del settore che vogliono soprattutto l’elettronica sempre più “malleabile”, precisa Spagnolo: dai cellulari con schermo pieghevole agli abiti intelligenti dotati di sensori.

 

Comunità energetiche

 

Ma ciò che rende tale l’innovazione in campo energetico è il rispetto delle cosiddette 3 D: digitalizzazione, decentramento e decarbonizzazione, come spiega Spagnolo. Per questo motivo, interessanti sono i diversi esempi di comunità energetiche che nascono in Italia, tra cui quella promossa da Elemens, la comunità dei prosumer condominiali. Si tratta di un modello di sharing energy, o di generazione energetica distribuita e decentrata, in cui “aziende e privati vengono messi a sistema tramite una piattaforma digitale grazie alla quale rifornire case ed edifici con diverse fonti energetiche e su piccola scala”, distribuendo energia sul territorio all’interno di un piccolo sistema comunitario autonomo.

 

“Mi occupo di innovazione da più di 30 anni”, conclude Spagnolo, “e bisogna avere grande fiducia, sostenendo questi settori che determineranno la qualità della vita nel nostro futuro.

 

ASCOLTA QUI IL PODCAST DELLA PUNTATA DI ETA BETA

 

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