• Articolo Richland, 15 giugno 2016
  • Ricavare acqua dall’aria, un lavoro da nanotubi

  • I ricercatori del PNNL sono riusciti a dimostrare per la prima volta un fenomeno teorizzato più di 20 anni fa. Ma la scoperta è stata del tutto casuale

Ricavare acqua dall'aria, un lavoro da nanotubi

 

(Rinnovabili.it) – La nanotecnologia arriva, per sbaglio, in soccorso alla sicurezza idrica. C’era molto poco di intenzionale, infatti, quando il chimico Satish Nune del Pacific Northwest National Laboratory ha scoperto la capacità di alcuni nanotubi (creati incidentalmente al posto di alcuni nanofili magnetici) di ricavare acqua dall’aria. Nune e il suo team di ricercatori stavano analizzando la struttura di questi piccolissimi bastoncini in carbonio sotto l’effetto del vapore quando si sono accorti che, man mano che l’umidità aumentava, i nanotubi perdevano di peso.

 

Ipotizzando un errore nella strumentazione, il gruppo ha voluto osservare da vicino cosa stesse succedendo: sotto la lente di un microscopio ad alta potenza hanno così scoperto la presenza di un fluido scorrere attraverso i “nanorods” e letteralmente trasudare fuori dall’architettura nanoscopica. E di conseguenza far diminuire il peso dei nanotubi una volta espulso.

 

L’osservazione dei processi fisici alla base di questo comportamento, pubblicati sulla rivista scientifica Nature Nanotechnology, sono la prima prova sperimentale di un fenomeno teorizzato ben 20 anni fa e mai dimostrato nella pratica: l’acqua può evaporare spontaneamente quando si trova in una zona di soli 1,5 nm di larghezza.

 

Il nostro insolito materiale si comporta un po’ come una spugna, ma prima d’essere completamente saturo di acqua la espelle fuori”, ha spiegato il collega David Lao.

Ora che abbiamo superato lo shock iniziale per questo comportamento imprevisto, stiamo immaginando come potrebbe essere sfruttato per migliorare la qualità della nostra vita”, ha aggiunto l’ingegnere David Heldebrant, uno dei due autori del paper. La scoperta potrebbe portare a un’ampia gamma di applicazioni reali, tra cui sistemi per ricavare acqua dall’aria a bassi consumi energetici o a tessuti in grado di rilasciare il sudore del corpo come vapore direttamente nell’aria, senza farlo fermare sulle fibre. Ovviamente prima di poter pensare alla commercializzazione della scoperta, gli scienziati dovranno essere in grado di controllare e perfezionare le loro dimensioni e forma. L’obiettivo primario è quello di migliorare l’efficienza di lavoro dei nanorods.

 

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