• Articolo Salt Lake City, 16 ottobre 2015
  • Scarti di pane e bibite per i LED ecofriendly

  • Sono i rifiuti alimentari l’ultimo traguardo per il settore dei LED: da briciole di pane e bevande zuccherate i materiali per ottenere diodi a punti quantici senza ricorrere alle terre rare

Scarti di pane e bibite per i LED ecofriendly

 

(Rinnovabili.it) – Cosa hanno in comune la maggior parte delle luci di Natale, i lettori DVD, i televisori e le torce elettriche? Sono realizzati grazie ai diodi a emissione luminosa o LED. Alternativa più efficiente rispetto alle lampadine a incandescenza e alle fluorescenti compatte, stanno acquistando una certa popolarità anche in ambito dell’illuminazione domestica e urbana. Seppur forti sul fronte delle prestazioni, i diodi a emissione luminosa non sono sempre una soluzione ecocompatibile, dal momento che possono richiedere materiali rari e costosi per essere fabbricati.

 

Alcuni LED a punti quantici o quantum dots (semiconduttori elettronici, le cui caratteristiche sono strettamente correlate alle dimensioni e alla forma del singolo cristallo) necessitano quasi obbligatoriamente del ricorso a elementi denominati terre rare per la loro realizzazione. I ricercatori dell’Università dello Utah sono convinti però di aver trovato la soluzione al problema. Nello studio pubblicato su Physical Chemistry Chemical Physics, gli scienziati spiegano come sono riusciti a creare dei LED a partire da avanzi di cibo e bevande. In altre parole di come sono stati in grado di reperire materiali low cost, il cui impiego non sottrarre risorse preziose alla Terra, e senza l’uso di materiali tossici (come ad esempio il cadmio).

 

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Nel dettaglio, Prashant Sarswat e Michael Free hanno impiegato degli scarti di pane e bevande analcoliche zuccherine per produrre dapprima dei “carbon dot” (CD) e quindi dei LED. I rifiuti alimentari sono stati posti in soluzione a una determinata pressione e riscaldati sia direttamente che indirettamente da 30 a 90 minuti, fino a formare dei punti quantici di carbonio: questi sono stati sospesi in resine epossidiche, riscaldati e induriti fino ad ottenere dei LED. I vari test effettuati da Sarswat e Free sono serviti innanzitutto a misurare le dimensioni dei CD, che sono strettamente correlate con l’intensità del colore e luminosità dei punti. Quindi hanno determinato quale fonte di carbonio avesse prodotto i migliori CD. “L’obiettivo finale è quello di ottenere un prodotto su una scala di massa e di utilizzare questi LED in dispositivi di uso quotidiano”.

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