• Articolo Cambridge, 22 marzo 2016
  • Con un semplice processo fisico

    La smart window di Harvard è d’argento

  • Nessun materiale tossico o processi elettrochimici: questo prototipo usa soltanto nanofili d’argento e una corrente a basso voltaggio per oscurare il vetro della finestra intelligente

La smart window di Harvard è d’argento

 

(Rinnovabili.it) – La ricerca nel campo delle smart window continua a sfornare innovazioni su innovazioni. L’interesse per le vetrate 3.0, che grazie alla capacità di cambiare colore e grado di trasparenza possono far raggiungere agli edifici prestazioni energetiche elevatissime, ha portato scienziati e ricercatori a testare materiali elettrocromatici, a usare le nanostrutture e la biomimetica, e a brevettare ecovernici che promettono di essere low-cost.

 

La smart window di Harvard è d’argentoMolto spesso (ma non sempre) di mezzo c’è un processo elettrochimico che permette di giocare sull’opalescenza del vetro. Con alcune conseguenze non gradite: costi di produzione mediamente elevati e impiego di elementi chimici potenzialmente tossici. Per questo un team di ricercatori della School of Engineering and Applied Sciences dell’Università di Harvard ha tentato di trovare un’alternativa meno dispendiosa e più rispettosa dell’ambiente.

Invece di appoggiarsi ad una reazione elettrochimica, il loro prototipo di smart window non fa leva su altro che un semplice processo fisico. Tutto grazie a un interruttore e all’argento. La finestra intelligente consiste di un foglio di vetro o plastica incastrato tra due elastomeri trasparenti innervati di nanofili d’argento. Questi nanofili, isolati, hanno dimensioni troppo ridotte per impedire il passaggio della radiazione solare, così in condizione di “riposo” la vetrata è perfettamente trasparente.

Per oscurare il vetro basta girare l’interruttore e dare corrente alla finestra. Ciò provoca uno spostamento dei nanofili d’argento, che tendono ad avvicinarsi tra loro provocando così una deformazione degli elastomeri. La disposizione randomica dei nanofili garantisce l’isomorfia della deformazione: in questo modo aumenta la luce riflessa e il vetro diventa opaco. Per controllare il processo, spiegano i ricercatori, basta regolare il voltaggio. Al momento gli scienziati stanno testano elastomeri ancora più sottili per diminuire il voltaggio necessario e rendere il prodotto più economico.

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