• Articolo Birmingham, 13 settembre 2018
  • Auto a zero emissioni: anche l’Italia firma la Birmingham Declaration

  • Parte dal Regno Unito la nuova spinta ai veicoli ecologici: 106 mln per R&S nel settore e un impegno da far firmare agli altri grandi del pianeta

Birmingham Declaration

 

14 governi sottoscrivono l’impegno della Birmingham Declaration

(Rinnovabili.it) – Sostenere gli investimenti nelle auto a zero emissioni, costruire una rete di infrastrutture intelligenti, promuovere un’economia circolare e sostenibile per ridurre le CO2 lungo tutta la catena di approvvigionamento. Queste i tre obiettivi della Birmingham Declaration, il documento redatto dal governo britannico per promuovere la mobilità sostenibile su scala globale. La dichiarazione è stata presentata dal premier Theresa May in occasione il primo “Zero emission vehicle summit”, organizzato proprio nella Second City britannica.

Un palcoscenico di primo piano da cui il primo ministro ha svelato i nuovi impegni UK sul fronte dei trasporti ecologici. “Voglio vedere la Gran Bretagna, ancora una volta, assumere la leadership e lavorare con industrie e paesi in tutto il mondo per guidare il cambiamento“, ha dichiarato May. “Questo è il motivo per cui ho assegnato a questo paese una missione ambiziosa: mettere il Regno Unito in prima linea nella progettazione e produzione di veicoli a zero emissioni”. A sostegno di ciò Londra è pronta a sborsare 106 milioni di sterline come finanziamento al settore R&S, a cui seguiranno i piani di investimento dell’industria per un totale di 500 milioni di sterline.

 

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Il governo britannico ha dalla sua una buona base di partenza e non esita a mostrarsi spavaldo. “Stiamo già compiendo progressi significativi. Le auto elettriche prodotte nel Regno Unito rappresentano una su cinque di quelle vendute in Europa. Le nostre batterie sono tra le migliori al mondo. E la nostra strategia Road to Zero è il piano più completo a livello globale: tracciamo in dettaglio in che modo raggiungeremo il nostro obiettivo, ossia che tutte le auto nuove e i furgoni siano effettivamente a zero emissioni entro il 2040”.

 

Ma non tutti condividono la visione ottimistica di May. Per David Lammy, deputato laburista e attivista per il gruppo pro-UE Best for Britain, l’ambizione nazionale non ha fatto i conti con la principale sfida che attende il Paese. “C’è un elefante da dieci tonnellate nella stanza in questo annuncio: la Brexit. I produttori di automobili sono stati chiari sul fatto che lasciare l’UE metterà a rischio decine di migliaia di posti di lavoro nel settore”, ha affermato Lammy.

Il fatto che il Primo Ministro non menzioni nemmeno i piani del suo governo per abbandonare il blocco commerciale più grande al mondo, dimostra un completo distacco dalla realtà. L’obiettivo di diventare leader mondiale nella tecnologia a basse emissioni è ammirabile, ma per farlo dobbiamo essere in grado di vendere i nostri prodotti ai nostri vicini europei senza barriere”.

 

Utopistico o meno, quello che per ora è certo è che il piano UK punti molto sull’immagine. Il primo ministro ha annunciato l’intenzione di ospitare una tavola rotonda con aziende leader nella catena di approvvigionamento automobilistico di Germania, Stati Uniti, Giappone, Cina, Spagna e India e richiamato all’impegno verso una mobilità sostenibile anche gli altri grandi del Pianeta. La Birmingham Declaration chiede infatti un lavoro congiunto e una condivisione di esperienze ed expertise per promuovere una rapida transizione nel settore trasporti. Ad oggi la dichiarazione riporta la firma, oltre che del Regno Unito, di altri 13 governi tra cui quello italiano.

 

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