• Articolo Washington, 3 agosto 2012
  • Dalla due giorni a Washington

    Aviazione: 17 Paesi dicono no alle legge della UE

  • Usa, Russia, Cina, India e altre nazioni hanno espresso il loro formale parere contrario all’ETS imposto da Bruxelles alle compagnie aeree

(Rinnovabili.it) – La decisione dell’Unione Europea di far pagare una carbon tax a tutte le compagnie aeree in arrivo o partenza dal suolo comunitario? Una decisione politica “orrenda”, “unilaterale ed illeggittima”. Così, senza troppi giri di parole, il Segretario ai Trasporti Usa Ray LaHood ha bollato, nel corso della due giorni di Washington, la misura applicata da Bruxelles all’aviazione mondiale. Si è chiuso ieri, infatti, l’evento indetto dal Dipartimento dei Trasporti americano per studiare con i paesi che si oppongono all’ETS europeo un’alternativa a livello globale.

Le nazioni hanno ribadito la loro intenzione di continuare a lavorare su un quadro alternativo per affrontare la questione delle emissioni di gas a effetto serra creando però un fronte di opposizione compatto nei confronti della norma Ue. Ad esprimere il no formale sono stati Stati Uniti, Australia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, India, Giappone, Sud Corea, Messico, Nigeria, Russia, Arabia Saudita, Singapore, Sud Africa ed Emirati Arabi Uniti. In realtà dalla riunione non è uscito nessun progetto condiviso o dichiarazione congiunta rimettendosi piuttosto a una negoziazione guidata dall’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile. da parte sua la Commissione Europea, assente all’incontro continua rifiutare di ritirare la carbon tax, sostenendo però di essere pronta a entrare in un programma internazionale, a patto che questo rispetti le sue direttive.