• Articolo Bruxelles, 16 novembre 2017
  • Gli ambientalisti supportano obiettivi per i fornitori, non per gli stati

    I biocarburanti sporchi potrebbero vivere una seconda primavera

  • Il dibattito europeo ferve intorno all’opportunità di istituire un obiettivo nazionale sui biocarburanti nella nuova direttiva sulle rinnovabili. Ma c’è un rischio

biocarburanti

 

Così i biocarburanti inquinanti possono rientrare dalla finestra

 

(Rinnovabili.it) – Per una volta, fissare obiettivi nazionali non aiuterebbe a raggiungere la sostenibilità. Succede nell’intricato mondo dei trasporti, sul quale le istituzioni europee stanno lavorando per arrivare ad un accordo sulla proposta della Commissione Europea per riformare la direttiva sulle energie rinnovabili (RED). Il tema, infatti, coinvolge direttamente i biocarburanti, settore coperto di critiche negli ultimi anni per la manifesta insostenibilità dei combustibili derivati da colture alimentari. Serve un cambio di rotta, e Bruxelles sta provando a darlo con una bozza di direttiva che dovrebbe coprire il periodo 2021-2030. Per i trasporti, la RED II propone l’obbligo per i produttori di carburanti – non gli Stati membri come nella vecchia direttiva – di fornire o “miscelare” il 6,8% di biocarburanti avanzati, elettricità rinnovabile e altri carburanti avanzati. Non ci sarà più un obiettivo per i biocarburanti di origine vegetale (ormai chiaramente insostenibili), il cui tetto massimo scende dal 7 al 3,8%.

Ma proprio la proposta di spostare i vincoli sui fornitori invece che sugli stati membri rappresenta motivo di dibattito. Non è ancora esclusa l’introduzione di un obiettivo nazionale per incentivare l’uso di biocarburanti avanzati nei trasporti. Il rischio però, secondo l’ONG Transport & Environment, è che servirebbe soltanto a continuare a sostenere in modo surrettizio i biocarburanti derivati da colture alimentari, andando contro il loro graduale ritiro.

 

>> Leggi anche: Metà del biodiesel europeo viene da importazioni insostenibili <<

 

A livello di stati membri, infatti, si perde la differenziazione tra carburanti avanzati e quelli di prima generazione, potenzialmente aumentando il contributo di questi ultimi. L’aumento dello share di biocombustibili da colture alimentari è causa di ulteriore espansione dei terreni agricoli e cambi di destinazione d’uso del suolo diretti e indiretti.

Al momento, il dibattito politico è letteralmente ingarbugliato: Se la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo sposta la visione di Transport & Environment, la Commissione Commercio chiede un obiettivo nazionale del 12%, mentre il Consiglio porta avanti una terza posizione: istituire un obiettivo per i paesi membri ma con un sub-target per i biocarburanti avanzati. Nella mediazione che seguirà, non è chiaro quale posizione riuscirà a prevalere.

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