• Articolo Bruxelles, 1 agosto 2012
  • Protezionismo verde o metodologie di calcolo differenti?

    Biodiesel: non è tutto oro quel che luccica

  • Presentate le prove da un gruppo di ricerca tedesco che le proiezioni dell’Unione europea sulla riduzione della CO2 legata al biofuel di colza locale è, nella migliore delle ipotesi, “molto discutibile”

(Rinnovabili.it) – Rifare i conti sul biodiesel. Questa la raccomandazione di un gruppo di ricercatori  della Jena Schiller University all’indirizzo dell’Unione Europea. Gli esperti dell’ateneo tedesco hanno utilizzato lo stesso sistema di calcolo applicato da Bruxelles, rilevando che in otto dei 12 scenari analizzati il biodiesel ottenuto dai semi di colza di coltivazioni locali non soddisfa la riduzione del 35% dei gas serra prevista dalla UE. In base ai risultati accademici di Gernot Pehnelt e Christoph Vietze il biofuel in questione riuscirebbe a produrre un taglio delle emissioni inferiore di 5 punti percentuali rispetto a quanto stabilito dalla direttiva comunitaria del 2009.

Per la ricerca gli scienziati hanno impiegato i dati a disposizione del pubblico dal momento che l’Unione ed in particolare il Centro Comune di Ricerca hanno sempre negato la disponibilità a fornire dati in merito. E se da un lato le fonti ufficiali europee si rifiutano di commentare la ricerca liquidando il tutto con “diversi studi possono portare a diversi risultati”, dall’altro Vietze e Pehnelt suggeriscono l’idea che la politica UE sui biocarburanti sia motivata ​​da un “protezionismo verde” che tenta di escludere qualsiasi fonte di biodiesel importato da fuori della Comunità. “I nostri risultati indicano che, in base all’interpretazione della direttiva sulle energie rinnovabili, la sostenibilità dei biocarburanti da semi di colza è nella migliore delle ipotesi molto discutibile e nella maggior parte degli scenari semplicemente ingiustificabile”.