• Articolo Roma, 20 giugno 2018
  • Dagli scarti di campi e stalle nasce la nuova filiera del biometano agricolo

  • L’obiettivo del protocollo di intesa firmato da da Coldiretti, Bonifiche Ferraresi, A2A, Snam e Gse è immettere nella rete 8 miliardi di metri cubi di gas “verde” da qui al 2030

biometano agricolo

 

La nuova filiera del biometano agricolo ha il vantaggio di tagliare gli sprechi e le emissioni inquinanti

(Rinnovabili.it) Recuperare scarti organici derivati da coltivazioni e allevamenti per realizzare impianti per la distribuzione del biometano agricolo in Italia con lo scopo di alimentare il trasporto pubblico ma anche auto private o trattori usati per il lavoro nei campi. L’obiettivo, lanciato dal protocollo d’intesa da Coldiretti, Bonifiche Ferraresi, A2A, Snam e Gse – Gestore dei servizi energetici, è quello di immettere nella rete 8 miliardi di metri cubi di biometano da oggi  al 2030. Un percorso virtuoso e un esempio concreto di economia circolare “dalla stalla alla strada”. Tra i vantaggi portati c’è sicuramente il taglio degli sprechi, la riduzione delle missioni inquinanti, lo sviluppo della ricerca in un campo come quello dei carburanti green e un passo in avanti verso una filiera che potrebbe portare nuovi posti di lavoro.

 

>>Leggi anche Come richiedere gli incentivi al biometano e ai biofuel avanzati<<

 

Il primo progetto verrà realizzato da Bonifiche Ferraresi, la più grande aziende agricola italiana associata a Coldiretti. Al progetto sostenibile ciascuna realtà porterà il suo contributo: la Snam promuove lo sviluppo di tecnologie per la produzione di biometano in Italia e mette a disposizione la propria rete di trasporto e di impianti di distribuzione di gas naturale compresso e liquefatto per la mobilità sostenibile. Ad oggi, ad essere interessati all’allacciamento di impianti di biometano alla propria rete di trasporto sono ben 600 realtà. Il Gruppo A2A ha in progetto la realizzazione di 4 impianti di produzione di biometano da Forsu (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano) e anche il Gse è pronto a condividere l’expertise sulle rinnovabili, svolgendo il ruolo di facilitatore ai fini dello sviluppo del biometano in un’ottica di promozione della sostenibilità.

 

Un grande contributo del biometano agricolo alla decarbonizzazione. “Il suo processo produttivo rende infatti disponibili una serie di altri prodotti, sottoprodotti come il digestato che utilizzato come materia organica ammendante, migliora la produttività del terreno agricolo e la sua capacità di trattenere gas climalteranti – scrive in una nota Coldiretti  Un volano importante di sviluppo per un paese come l’Italia che è già al terzo posto in Europa per consumi alimentati da fonti rinnovabili con una quota complessiva pari al 17,41% del totale dell’energia utilizzata a livello nazionale e ha raddoppiato in undici anni i propri consumi “green” da 10,7 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) nel 2005 a 21,1 milioni nel 2016.

 

Un Commento

  1. giuseppina
    Posted giugno 21, 2018 at 3:09 pm

    E’ doveroso precisare che il 17,41% di rinnovabili è garantito per il 34% da legna da ardere (o pellet), il 19% circa da idroelettrico, il 12% circa dalle pompe di calore.
    Il biogas, dopo anni di incentivi e migliaia di impianti sparsi ovunque in Italia, contribuisce per l’1,2%.
    Il biogas e, conseguentemente, il biometano si sostengono solo grazie agli incentivi.
    Anche qui è doveroso precisare che secondo i dati diffusi da Council of European Energy Regulators nel 2015 l’Italia ha garantito alle biomasse i più elevati incentivi fra tutti i Paesi d’Europa.
    Siamo fra i primi nel mondo come produzione di biogas perché siamo i più astuti o i più generosi?

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