• Articolo Bruxelles, 13 maggio 2019
  • Le compagnie aeree stanno diventando i maggiori responsabili di emissioni in Ue

  • Un’elaborazione dei dati forniti dall’EU Emissions Trading System, mostra come il comparto dell’aviazione stia soppiantando carbone e industria pesante come settore leader nelle emissioni comunitarie.

compagnie aeree inquinamentoLe compagnie aeree sono le principali responsabili di emissioni di CO2 in 4 Paesi comunitari e rientrano nella top 10 in altri 12 Stati membri

 

(Rinnovabili.it) – Le compagnie aree stanno rapidamente soppiantando il carbone e l’industria pesante come maggiori contribuenti alle emissioni nell’Unione europea: lo rivela un’elaborazione del gruppo Transport&Environment sui dati forniti dall’EU Emissions Trading System, il sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione Europea (ETS).

 

Dai numeri forniti dall’ETS, le compagnie aeree sono le principali responsabili di emissioni di CO2 in 4 Paesi comunitari: EasyJet nel Regno Unito, Ryanair in Irlanda, Norwegian in Norvegia e SAS in Svezia; mentre in altri 12 Stati europei, le compagnie aeree rientrano tra le prime 10 industrie più inquinanti a livello di emissioni (in Austria, l’Austrian Airways occupa il 4° posto, a Cipro la Cobalt Air il 4° e la TUS Airways il 6°, in Finlandia la Finnair il 4°, in Francia la Air France il 7°, in Irlanda la Aer Lingus il 7° posto, in Ungheria la Wizz Air il 2°, in Islanda la Icelandair il terzo e la WOW Air il 6° posto, in Lituania la Small Planet Airlines il 6° posto, in Lussemburgo la Luxair il 2° e la Cargolux l’8° posto, in Lettonia la AirBaltic il 4° posto e la Primera Air Nordic il 6°, a Malta la Air Malta e altre 4 compagnie occupano il 4° posto, in Portogallo la TAP il 5° posto e in Slovenia la Adria Airways occupa l’8° posto).

 

Solo lo scorso anno, le emissioni causate dai voli in Europa sono aumentate del 4,9%, in controtendenza rispetto ad altri comparti industriali come gli impianti di produzione di cemento o quelli di estrazione del carbone (-3,9% di emissioni per entrambi). Se si considerano gli ultimi 5 anni, le emissioni di CO2 correlate con i voli in UE sono aumentate del 26%.

 

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Una situazione che, secondo gli esperti di T&E, potrebbe essere drasticamente ridimensionata qualora venissero introdotti sistemi di tassazione efficienti sul consumo di carburante da cui le compagnie aeree sono attualmente esenti grazie ad una Direttiva europea del 2003.

La Direttiva 2003/96/EC, pur senza introdurre un sistema di tassazione comunitario, permetteva ai singoli Stati di imporre tasse sui carburanti per i voli nazionali e di stipulare accordi bilaterali con altri Paesi membri per voli internazionali. Tuttavia, ad oggi, nessun Paese europeo ha adottato l’una o l’altra opzione.

 

Il sistema ETS prevede un contributo che le compagnie devono versare in compensazione delle loro emissioni pari a circa 700 milioni di euro annui complessivi, una cifra di molto inferiore rispetto a quella risparmiata grazie all’esenzione della tassa sul cherosene che, secondo le stime di T&E, arriverebbe a quota 9 miliardi di euro annui.

 

Un report commissionato dall’Ue nel 2015 e finora mai pubblicato, stimava che l’introduzione di una tassa sui carburanti per i voli interni all’Ue avrebbe potuto ridurre le emissioni comunitarie di circa il 10% senza avere ulteriori impatti sui livelli di occupazione o sul Pil dei singoli Stati.

 

Lo stesso report segnalava come gli unici sistemi di tassazione sui voli europei, quelli imposti sui biglietti dei singoli viaggiatori, siano molto al di sotto delle medie di altri Paesi: mentre un viaggiatore europeo paga in media una tassa su ogni biglietto aereo pari a circa 11 euro, un viaggiatore statunitense paga 15,04 euro, un brasiliano 30,70 euro, un messicano 37,50 euro e un australiano 40 euro.

 

“Le compagnie aeree sono il nuovo carbone– ha affermato il responsabile per l’aviazione di Transport&Envirnment Andrew Murphy – Considerando quanto sia sottotassato e sottoregolamentato il settore dell’aviazione, non c’è da stupirsi se sono tra i maggiori emettitori di CO2. Diversamente da quanto accade per le auto, i camion e i treni, le compagnie aeree non pagano tasse sui loro carburanti e non hanno limiti alla loro crescita nelle emissioni. I Governi europei devono porre fine all’esenzione della tassa sul cherosene e cominciare a chiedere al settore dell’aviazione tagli reali sulle emissioni”.

 

Una situazione protratta da molti anni, su cui, al momento, è previsto un incontro che riunirà i ministri delle finanze degli Stati membri a giugno, presso l’Aia.

 

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