• Articolo Parigi, 22 dicembre 2017
  • Un dossier calcola i benefici economici e ambientali

    Francia, rimborsi obbligatori a chi va al lavoro in bicicletta

  • Il Ministro dei trasporti accoglie con favore la proposta di un gruppo di deputati sul rimborso obbligatorio per chi va in ufficio con la bicicletta

bicicletta

 

Proposta l’indennità per tutti i dipendenti in bicicletta

 

(Rinnovabili.it) – Il Ministro dei Trasporti francese, Elisabeth Borne, ha ricevuto e sostenuto con decisione un rapporto di alcuni parlamentari che chiede l’estensione, a tutte le aziende del territorio nazionale, del rimborso chilometrico per i dipendenti che vanno al lavoro in bicicletta. La proposta è semplice: rendere obbligatorio questo schema entro 4 anni per tutti i datori di lavoro. Attualmente, infatti, il rimborso è previsto su base facoltativa e coinvolge soltanto le aziende private.

I detrattori di una generalizzazione del meccanismo si opponevano per una ragione economica: premiare chi viene in bici in ufficio costa troppo. Ma le ONG e i deputati che hanno redatto il dossier finito in mano al Ministro, smontano questo argomento: l’onere economico sarà molto limitato sia per le aziende che per le funzioni pubbliche, dicono. Il costo medio di generalizzazione è, entro il 2022, inferiore ai 23 euro l’anno per dipendente nell’ipotesi più ambiziosa studiata. Nella pratica, il risarcimento salirebbe a 35 euro al mese (attualmente è di 25 cent/km) e cumulabile con il rimborso dell’abbonamento al trasporto pubblico. In questa ipotesi, il costo diretto, se lo Stato applicasse la misura nei confronti dei suoi funzionari, sarebbe di 54 milioni di euro l’anno.

 

>> Leggi anche: Vai al lavoro in bicicletta? Il governo ti paga <<

 

I promotori hanno svolto tutti i calcoli con cui sostengono che l’impatto economico sarà addirittura positivo. Basta prendere in esame i risparmi sui costi sanitari legati all’aumento del ciclismo (almeno 29 milioni di euro l’anno), mentre l’ammanco nelle entrate fiscali sarebbe compensato da un aumento dell’IVA consentito da un’eccedenza di consumi legata all’incremento del reddito dei dipendenti. Una proposta, questa, destinata però a far discutere. Infine, afferma la nota, la misura ridurrebbe fino a 37 milioni l’anno le esternalità negative legate all’uso dell’auto: rumore, cambiamenti climatici, incidenti, inquinamento atmosferico.

Oltre il 70% dei francesi che lavora a meno di 5 km da casa si muove in auto, fatto che rende l’estensione del rimborso chilometrico un possibile successo per la mobilità urbana. Ad oggi solo il 3% va in ufficio in bicicletta, ma il dossier in mano al Ministro Borne prevede il raddoppio entro un anno dall’entrata in vigore.

4 Commenti

  1. Clara leticia
    Posted dicembre 24, 2017 at 2:41 pm

    Una grande idea, geniale, Mettetela in practica in tutta Europa, anche per i pensionati, io lo sono e uso solo la bicicletta..

  2. Pippo
    Posted ottobre 5, 2018 at 8:35 am

    Proposta sbagliata.
    Ognuno va a lavoro come meglio crede anche in mongolfiera. Non dev’essere il datore di lavoro a farsi carico del mezzo scelto dal lavoratore.

    • Vittorio Marletto
      Posted ottobre 17, 2018 at 12:48 pm

      Il datore di lavoro ha una responsabilità sociale ossia deve favorire la riduzione del danno ambientale e sanitario dovuto al grande flusso di automobili che genera lo spostamento dei suoi dipendenti. In questo modo si favorisce l’uso della bici per andare al lavoro e ci si fa anche una bella pubblicità…

  3. Giorgio
    Posted novembre 5, 2018 at 11:46 am

    l’incentivo ad usare un mezzo non inquinante è solo da perseguire a prescindere dai ritorno economico. Vivo in una città dove il particolato nell’aria è alto e dove i tumori alle vie respirtorie sono in incremento nei non fumatori. Ma le polveri accrediscono ogni parte del corpo. Basti pensare che le 2,5µ e quelle ancora più piccole vanno in circolo con il sangue in appena 20 minuti. Al momento facciamo finta di non sapere. Città all’avanguardia hanno già stabilito una data in cui i motori termici saranno banditi. Noi cosa aspettiamo? il troppo tardi? Vorrei anche indicare che le malttie non fanno distinzione tra richhi e poveri ma i nostri amministratori forse non l’hanno ancora capito. Giorgio.

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