• Articolo Milano, 22 maggio 2012
  • Con 15.000 unità, la Francia è prima in Europa e terza nel mondo

    In Francia il veicolo elettrico è una priorità

  • Domani a Milano l’incontro durante il quale industria e istituzioni si confronteranno per capire come sfruttare la meglio un comparto dalle prospettive più che rosee

(Rinnovabili.it) – Con un mercato stimato al 20% nel 2020 e tra il 30 e il 40% delle nuove automobili entro il 2025, le industrie e le autorità pubbliche francesi hanno gli occhi puntati sull’auto elettrica, che sia a batteria, ibrida ricaricabile o a celle a combustibile. Con la firma di un documento con il Ministro dell’Industria, nel 2011 la filiera automobilistica francese si è ufficialmente impegnata a proporre ai consumatori veicoli a emissioni ridotte, vantando ad oggi il primato europeo dei veicoli privati e commerciali leggeri elettrici (15.000 unità) e il terzo posto nel mondo, dopo Stati Uniti e Giappone. Di queste tematiche se ne parlerà domani, nell’ambito di un incontro organizzato dall’Agenzia francese per gli investimenti internazionali, con la collaborazione della Chambre Française de Commerce et Industrie en Italie (CFCII), della Camera di Commercio di Milano e con il supporto della Commissione Italiana Veicoli Elettrici Stradali (CEI-CIVES).

Oltre all’attivismo industriale, in Francia si registra anche un forte impegno delle attività pubbliche nella promozione di veicoli a basse emissioni. Con un costo dal 2008 a oggi di 2,3 miliardi di euro, l’Eliseo è riuscito a incentivare l’acquisto di oltre 3,9 milioni di vetture “verdi”, con incentivi che oggi vanno da 2.000 a 5.000 euro a veicolo. A ciò si aggiungono gli ingenti finanziamenti che i quattro poli di competitività dedicati all’automobile e alla mobilità (Mov’eo, Id4Car, Véhicule du futur et Lyon Urban Truck & Bus) mettono a disposizione per la ricerca in questo settore e quelli derivanti dal Credito d’imposta per la ricerca e dall’Ente pubblico per il finanziamento dell’innovazione e della crescita delle PMI. Un quadro che di sicuro rappresenta un terreno fertile non solo per le industrie francesi, ma anche per quelle straniere intenzionate a investire in Francia.