• Articolo Bruxelles, 12 ottobre 2016
  • L’industria del biofuel va all’assalto dell’UE

  • La Commissione sembra intenzionata a togliere i sussidi ai biofuel di prima generazione – quelli provenienti da colture alimentari – a partire dal 2020

A European Strategy for Low-Emission Mobility

 

(Rinnovabili.it) – L’Unione Europea riduce ancora lo spazio ai biofuel di prima generazione e scatena l’ira dell’industria. Sotto attacco finisce la proposta della Commissione di riservare un ruolo limitato ai biocarburanti provenienti da colture alimentari e di interrompere i sussidi a questo settore a partire dal 2020. Lo scopo è la decarbonizzazione del comparto trasporti, che pesa per il 25% delle emissioni europee di gas serra, per raggiungere l’obiettivo di tagliarle almeno del 40% entro il 2030.

Nelle intenzioni della Commissione, questi carburanti dovrebbero essere gradualmente abbandonati per rimpiazzarli con i biofuel più avanzati, di seconda e terza generazione, in modo da non sottovalutare – come accaduto in passato – il fattore ILUC (Indirect Land Use Change), cioè il cambio di destinazione d’uso dei terreni agricoli che si rende necessario per piantare le colture destinate a muovere le automobili. Come hanno dimostrato studi recenti, questi biocarburanti inquinano più di diesel e benzina se si calcola tutta la filiera: includendo le emissioni prodotte a monte dalla conversione dei terreni per uso alimentare, il quantitativo di  CO2 generato dal settore trasporti continentale crescerebbe del 4% invece di diminuire.

 

L’industria del biofuel va all’assalto dell’UECosì l’anno scorso l’UE aveva deciso di fissare un tetto del 7% ai biofuel nel caso (il più probabile visto lo stato dell’arte del settore) provengano da colture alimentari o siano in competizione con le stesse per l’uso del suolo. Limite che adesso potrebbe venire di fatto ridotto a zero con la revoca dei sussidi. A criticare la Commissione è oggi soprattutto l’industria dell’etanolo, che chiede a Bruxelles di distinguere tra bioetanolo “pulito” e biodiesel. Quest’ultimo, infatti, deriva da oli vegetali – inclusi alcuni molto controversi come Jatropha e olio di palma – e ha quindi un impatto ben superiore all’etanolo che può essere sintetizzato o derivato dalla fermentazione di qualsiasi biomassa.

Una posizione che trova quasi a sorpresa una convergenza con importanti Ong come Transport & Environment, in prima fila nella denuncia dell’impatto dei biofuel, che in un recente rapporto aveva però riconosciuto il limitato impatto ambientale dell’etanolo. Tuttavia, in questa ultima disputa la stessa T&E appoggia invece la Commissione sulla proposta di puntare sui biofuel più avanzati.

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