• Articolo Bruxelles, 2 luglio 2012
  • In attesa dei nuovi target emissivi al 2015

    Limiti UE alla CO2: l’industria auto si spacca in due

  • La metodologia di calcolo della Commissione europea vede ancora una volta i produttori tedeschi schierati contro le case automobilistiche di Italia e Francia

(Rinnovabili.it) – Le proposte di inasprire le norme dell’UE in materia di emissioni auto hanno messo i giganti dell’industria automobilistica tedesca sul piede di guerra, aprendo un fronte di conflitto con i produttori italiani e francesi. Alla base delle ostilità che dividono il comparto c’è il piano della Commissione europea e le modalità con cui il nuovo target emissivo del 2015 (130 g di CO2/km) dovrebbe essere applicato alle flotte “made in EU”. A rivelarlo è oggi Sergio Marchionne presidente dell’associazione dell’industria automobilistica ACEA e a.d. di Fiat, che ha riferito alla Reuters la mancanza di una posizione unitaria nel settore ed un onere della nuova misura che andrebbe a discapito dei produttori dei veicoli più leggeri.

Gli ultimi rumors vogliono i produttori tedeschi BMW, Volkswagen e Daimler responsabili di un pressing costante sull’Unione Europea e sulla metodologia di calcolo applicata. Al centro della divisione dell’automotive europeo c’è ancora una volta la “pendenza della curva” (o “slope of the curve”) del valore limite delle emissioni inquinanti in rapporto al peso dell’auto.

Questa curva (stabilita al 60%) determina a conti fatti il vero target dei singoli produttori e invece di prevedere un obiettivo uguale per tutti ne stabilisce uno che sia differenziato sulla base del criterio del peso delle auto: con una pendenza stabilita al 60% (come è quella attuale) maggiore il peso medio delle vetture vendute dal produttore, più blando sarà il suo target e viceversa. Secondo quanto riferito da fonti del settore, le compagnie tedesche, produttrici di auto più pesanti, vorrebbero aumentare la pendenza della curva mentre i produttori di veicoli leggeri, quali Renault, Peugeot e Fiat vorrebbero portarla al di sotto del 60%. Le incomprensioni avrebbero fatto slittare la data di pubblicazione del nuovo piano europeo che l’esecutivo aveva promesso per l’inizio di luglio.