• Articolo Eindhoven, 19 luglio 2018
  • Dall’Olanda la minicar elettrica fatta di lino e zucchero

  • Super leggera e realizzata con materie prime naturali, Noah viene presentata come l’auto “riciclabile al 100%”

mini car elettrica

Foto: TU/e, Bart van Overbeeke

 

Tour europeo per la prima minicar elettrica realizzata con biomaterili

(Rinnovabili.it) – L’auto più “circolare” che ci sia. Cosi un gruppo di studenti olandesi ha presentato in questi giorni al grande pubblico “Noah”, la minicar elettrica creata senza l’utilizzo di plastica o metallo. Frutto di un progetto congiunto tra l’Università di Eindhoven e il gigante petrolifero Total, Noah nasce con il preciso intento di dimostrare le potenzialità dei biomateriali nel campo dell’automotive. La piccola due posti possiede, infatti, telaio, interni e carrozzeria prodotti intermente da materie prime naturali, quali lino e zucchero. “L’impatto ambientale di un’auto non è determinato solo dai suoi consumi, ma anche dalla sua produzione e dal suo riciclo finale”, si legge in una nota stampa dell’ateneo olandese. “Gli studenti hanno quindi sviluppato una macchina ottimizzata per tutti questi aspetti”.

 

Le parti strutturali del veicolo sono composte da pannelli sandwich basati su fibre di lino e una bioresina polimerica, la Luminy PLA, fabbricata da Total Corbian a partire dalla canna da zucchero. Questi materiali biologici richiedono una produzione di energia fino a sei volte inferiore rispetto ai componenti tradizionali dell’industria automobilistica, come ad esempio l’alluminio, mentre assicurano resistenza e una riduzione del peso. Il risultato è un prototipo ultraleggero dotato di due posti a sedere e un ampio bagagliaio: la minicar elettrica pesa solo 420 kg di cui 60 kg sono batterie.

 

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Pensata per l’ambito urbano, Noah è in grado di raggiungere una velocità massima di 110 km all’ora ed è dotata di un’autonomia di circa 240 km. Il consumo previsto nel traffico cittadino, spiegano i ragazzi, è approssimativamente pari a 1 litro di benzina a 300 chilometri. Alla fine della sua vita, il biocomposito può essere macinato e utilizzato come materia prima per altri prodotti, come ad esempio i mattoni. Le parti non “bio” della macchina possono essere invece incluse nella catena di riciclaggio esistente. Secondo le prime stime effettuate dal gruppo, non esisterebbe al mondo un’altra autovettura con un impatto altrettanto basso all’interno del suo ciclo di vita.

Il prototipo ha già iniziato un tour europeo per mostrare le sue capacità, ma gli studenti chiariscono che l’obiettivo non è trovare partner industriali per portare Noah in commercio, quanto piuttosto stimolare a ricerca in questa direzione. “Vogliamo dimostrare – spiega Cas Verstappen, nel team del progetto – che un’economia circolare è già possibile in prodotti complessi come una macchina”.

 

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