• Articolo Roma, 27 gennaio 2017
  • Mobilità elettrica, a che punto siamo in Italia?

  • In Italia sono stati istallati circa 3.700 punti di ricarica, tra pubblici e privati (ma con accesso aperto al pubblico). Lo spiega il MIT alla Commissione Ambiente della Camera

Mobilità elettrica, a che punto siamo in Italia?

 

(Rinnovabili.it) – Circa 2.000 punti di ricarica privati e 1.700 pubblici a cui se ne aggiungeranno altri 700 quest’anno. Sono i dati forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in risposta all’interrogazione sulla mobilità elettrica di Ermete Realacci, depositata ieri alla Camera.

 

Interrogazione che arriva dopo che la Corte dei Conti ha ripreso il MIT sull’impiego dei fondi stanziati per l’e-mobility italiana. Il tribunale ha rivelato infatti che dei 50 milioni di euro stanziati per il periodo compreso dal 2013 al 2015 e finalizzati alla realizzazione dei punti di ricarica per le auto elettriche, ne siano stati spesi poco più di sei milioni.

 

Eppure il ritardo infrastrutturale è uno degli elementi che maggiormente frenano lo sviluppo di settore. Come spiega l’onorevole Realacci, nel testo dell’interrogazione, in Italia solo lo 0,1 per cento dei veicoli immatricolati nel 2016 è dotato di propulsione elettrica, dato che è addirittura in calo rispetto al 2015.

 

Fino ad oggi il MIT ha sottoscritto Convenzioni relative alla realizzazione di 15 progetti su un totale di 19, finanziati nell’ambito del bando a favore delle regioni per il sovvenzionamento di reti di ricarica dedicate ai veicoli elettrici. “Circa l’erogazione della spesa – si legge nella risposta del Ministero – le relative modalità sono indicate nelle convenzioni che prevedono pagamenti a fronte di stati d’avanzamento. Quindi, anche in presenza di progetti avviati, come la quasi totalità di quelli per i quali è stata sottoscritta la convenzione, non risultano ancora effettuati pagamenti in mancanza dei presupposti richiesti dalle convenzioni”.

 

La rete di ricarica della mobilità elettrica italiana

I dati del MIT entrano nel merito del numero e tipo di colonnine. Fino ad oggi in Italia sono stati istallati circa 3.700 punti di ricarica, tra pubblici e privati ma con accesso aperto al pubblico (sono esclusi quelli delle flotte private). Ma allo stato attuale si contano solo 10 punti di ricarica veloce e 48 di tipo Tesla. Da un’analisi di dettaglio si scopre che il comune più rifornito è Firenze con circa 250 punti di ricarica (di cui parte riservati a motocicli e ciclomotori). Seguono Roma (circa 200), Milano e hinterland (120), Siena (48), Bari (52), Genova (20) e il comune di Trieste (18).

Inoltre spiega il MIT “sulla base delle risorse allocate con il decreto ministeriale del 7 novembre 2014, nel corso del 2017, verranno installate ulteriori 700 punti di ricarica”. “È evidente – conclude – che occorre recuperare la capacità di impegnare tutte le risorse stanziate, a tale riguardo il MIT porrà in essere ogni utile iniziativa per realizzare tale obiettivo, anche semplificando le procedure”.

2 Commenti

  1. FRANCESCO GALVAGNO
    Posted febbraio 17, 2017 at 6:03 pm

    sono l’amministratore della Lab.Inntech, società di ingegneria che detiene 3 brevetti sulla mobilità elettrica.
    Vi chiedo se è possibile inviarvi qualche descrizione e, se lo ritenete, potete pubblicare.
    Allego il link di una pubblicazione su wise society
    http://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/la-funivia-per-le-auto-contro-il-traffico-urbano/

    cordialità

  2. SpeedPlus
    Posted febbraio 28, 2017 at 11:54 am

    Anche se l’elettricità può essere fatta funzionare praticamente, è ancora ferma. Nel lungo periodo, può comportare seri problemi. Se ci muoviamo verso un’economia dominata da energie rinnovabili, abbiamo bisogno di immagazzinare l’energia. La tecnologia può essere radicalmente migliorata nel tempo. In breve, i condensatori tendono ad avere capacità piuttosto mediocre, ma offrono una ricarica fulminea. Le limitazioni di capacità dei condensatori possono essere risolte nei prossimi anni. Se ciò accade, ci sarebbe probabilmente ancora bisogno dell’idrogeno nell’economia, ma non ci sarebbe nessun bisogno di mettere ovunque le stazioni di rifornimento.
    Volvo sta cercando di spingere verso un combustibile chiamato dimetiletere (DME). DME è fondamentalmente due molecole di metano, attaccate insieme ad un atomo di ossigeno. Il lato positivo: è un combustione più pulito rispetto al diesel; e migliore dell’idrogeno nel trasporto e stoccaggio. In realtà, non è differente dal petrolio liquefatto (GPL). Tuttavia, si basa attualmente sui fossili per la sua fabbricazione. In definitiva, potrebbe essere prodotto dall’idrogeno – ma è costoso paragonato ad altre tecnologie. Se stai cercando dove comprarlo, c’è qualche lavoro anticipato dalla Delft University of Technology utilizzando acido formico. Questo potrebbe essere un processo più semplice, ma è difficile dire dove potrebbero risiedere le sfide.
    Walmart sta mostrando un’altra visione del futuro, con il suo camion. Si tratta di un ibrido elettrico a batteria, con una turbina a gas per fornire alimentazione primaria. Decenni fa, alcuni produttori (ad esempio, Rover) sperimentarono motori a jet per auto. Ma l’accelerazione troppo spinta li ha resi impraticabili. Di là di questo, c’erano una miriade di altri problemi, ad esempio un rischio di aspirazione di detriti. Tuttavia, la turbina è parsimoniosa di carburante e può utilizzare gasolio o metano (è possibile anche utilizzare tequila in un’automobile con turbina a gas). Ulteriormente, il gas ‘naturale’ può essere sintetizzato dall’idrogeno – dando una sostenibilità a basso costo, utilizzando l’infrastruttura di distribuzione esistente. Tuttavia, tentativi di spostare la tecnologia delle turbine in veicoli terrestri sono stati fatti molte volte, negli ultimi decenni. Nessuno ha dimostrato di essere una combinazione vincente.
    Quindi, in conclusione, a lungo termine, l’idrogeno è una buona scommessa, in teoria. Tuttavia, l’attuale infrastruttura è molto più adatta ai combustibili come gas naturale o DME/acido formico. Scegliere i vincitori qui è difficile.

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