• Articolo Berkeley , 28 novembre 2012
  • Uno studio pubblicato su “Biotechnology for Biofuels”

    Più biofuel grazie alla modificazione genetica delle piante

  • Ottenendo in laboratorio piante dal basso contenuto di zuccheri pentosi gli scienziati sono riusciti a produrre facilmente biofuel

(Rinnovabili.it) – Con la domanda costantemente in aumento quello che preoccupa gli scienziati europei è trovare un modo per sostenere i bisogni energetici del futuro. Per questo numerosi esperti stanno al momento esaminando le modalità per la generazione di biofuel a partire dalla biomassa vegetale a basso costo. Ma rimane un problema: alcune piante contengono lignina ed emicellulosa che non sono facilmente convertibili. I ricercatori provenienti da Danimarca, Thailandia e Stati Uniti potrebbero però aver trovato una soluzione a questo problema usando tecniche di manipolazione genetica sulle piante che possono essere trasformate in biofuel. Lo studio redatto, è stato poi pubblicato nella rivista di settore “Biotechnology for Biofuels”.

Gli esperti sono riusciti ad individuare che le piante ad alto contenuto di lignina ed emicellulosa – biomassa lignocellulosica – contengono alti livelli di zuccheri pentosi, che non possono essere facilmente fermentati in biofuel rispetto alle piante contenenti zuccheri esosi.

 

Guidati dal Lawrence Berkeley National Laboratory degli Stati Uniti i ricercatori hanno deciso di ottenere in laboratorio piante a basso contenuto di xilano, polisaccaride non cellulosico, presente nelle pareti cellulari secondarie così da facilitare il processo produttivo del carburante bio. Il team ha utilizzato tre ceppi mutanti di Arabidopsis, carente di xilano – per progettare piante che contengano poco xilano e per migliorare le proprietà che rendono la conversione dei carboidrati in zuccheri semplici (saccarificazione) più agevolmente.

 

“I risultati dimostrano che è possibile ottenere piante che hanno ridotto la quantità di xilano nelle loro pareti, pur preservando l’integrità strutturale dei vasi xilematici” ha detto il co-autore Henrik V. Scheller dal fisico Biosciences Division, Lawrence Berkeley National Laboratory, “Il sistema di ingegnerizzazione dello xilano che presentiamo è un grande passo verso le colture bioenergetiche su misura che possono essere facilmente convertite in biocarburanti. Questo approccio applicato all’Arabidopsis ha il potenziale per essere trasferito ad altre specie vegetali di biocarburanti in un prossimo futuro e, in particolare, alle specie di pioppo”. I ricercatori ritengono che le loro scoperte potrebbero aiutare a portare allo sviluppo di un’energia alternativa che potrebbe ridurre in modo significativo l’uso di combustibili fossili.