• Articolo Strasburgo, 4 aprile 2017
  • Scandalo emissioni auto: Stati e Commissione sapevano da oltre 10 anni

  • L’Europarlamento punta il dito sui governi nazionali e sulla Commissione Europea: erano a conoscenza delle gravi discrepanze tra test di laboratorio e condizioni reali e non hanno fatto nulla

Scandalo emissioni auto: Stati e Commissione sapevano da oltre 10 anni

 

 

(Rinnovabili.it) – Oltre lo scandalo del dieselgate, oltre i trucchi più o meno legali per abbassare i dati sulle emissioni auto, oltre le pressioni esercitate dall’industria, c’è un’Unione europea che ha preferito chiudere gli occhi di fronte al problema piuttosto che garantire la salute pubblica. Ad affermalo è la risoluzione votata oggi dall’emiciclo del Parlamento europeo, risoluzione che sullo scandalo emissioni parla chiaro: gli Stati membri e la Commissione europea erano a conoscenza da oltre un decennio che le concentrazioni di ossido di azoto (NOx) negli scarichi delle auto fossero molto più alte in condizioni di guida reali rispetto al test di laboratorio.

 

Un lungo lasso di tempo in cui tuttavia non sono riusciti ad agire in modo appropriato per proteggere la qualità dell’aria e la salute pubblica. Le discrepanze tra le emissioni di NOx della maggior parte dei veicoli diesel Euro 3-6 misurate con il test NEDC e quelle ottenute in condizioni reali di guida, riguardano la grande maggioranza dei veicoli diesel. Ed erano note a Bruxelles, così come alle autorità nazionali competenti e a molti altri soggetti interessati almeno dal 2004-2005, quando ancora il regolamento (CE) n. 715/2007 relativo all’omologazione dei veicoli a motore era in fase di preparazione.

 

Tali difformità sono state confermate da numerosi studi condotti dallo stesso Centro comune di ricerca (JRC) dal 2010-2011 e nonostante prima del dieselgate fossero attribuite solo all’inadeguatezza della prova di laboratorio NEDC, né la Commissione né le autorità nazionali hanno cercato di porvi rimedio. Allo stesso modo, dopo il dieselgate non hanno effettuato alcuna indagine per stanare eventuali “impianti di manipolazione”, i software che hanno messo nei guai la Volkswagen.

 

DiselgateIn seguito allo scandalo (scoppiato a settembre 2015), la Commissione ha ritenuto che spettasse agli Stati membri il dovere di indagare esentandosi da ulteriori misure d’indagine. Quest’ultimi si sono però dimostrati del tutto incapaci ad imporre alcuna sanzione ai costruttori di automobili né ad adottare iniziative vincolanti per il richiamo dei veicoli non conformi.

Responsabilità precise dunque per entrambi le parti, su cui oggi Strasburgo spera comunque di mettere una pezza.

In una votazione separata, i deputati hanno proposto modifiche alle nuove norme UE sull’omologazione dei veicoli per far sì che i test ambientali e sulla sicurezza siano indipendenti e con un controllo più rigoroso sulle vetture già in circolazione. Il testo rappresenta il mandato per il Parlamento per iniziare i negoziati con i ministri dei Paesi membri.

 

I deputati chiedono che i controlli sulle auto già in strada siano intensificati e che le autorità nazionali siano obbligate a verificare regolarmente almeno il 20% delle auto immesse nel mercato nell’anno precedente. Inoltre la Commissione dovrà avere il potere d’introdurre una maggiore supervisione, nel caso le autorità nazionali non stiano ottemperando agli obblighi di omologazione e, in alcuni casi, effettuare essa stessa test e ispezioni dei veicoli. Per le case automobilistiche che falsificano i risultati dei test è chiesta una sanzione con multe fino a un valore di 30.000 euro a veicolo, e che le entrate derivanti siano utilizzate “per la sorveglianza del mercato, a beneficio dei consumatori colpiti o per la tutela dell’ambiente”. Dalla proposta tuttavia scompare all’ultimo qualsiasi riferimento alla creazione di un organismo indipendente di vigilanza del mercato in stile Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente, uno degli elementi su cui si sono battuti di più in questi mesi gli attivisti.

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