• Articolo Losanna, 26 marzo 2018
  • Nasce la tecnologia B2V, per auto che leggono le mente del conducente

  • I ricercatori di EPFL e Nissan stanno lavorando ad un sistema in grado di leggere i segnali cerebrali del conducente e inviarli a un veicolo intelligente in modo da anticipare le mosse del guidatore

tecnologia B2V

(Foto dell’EPFL)

 

Test su strada per la tecnologia B2V (brain-to-vehicle)

(Rinnovabili.it) – Le auto del futuro saranno in grado di leggere i segnali cerebrali del conducente e inviarli al “cervello” del veicolo per anticipare le mosse del guidatore. Fantascienza? Nì. Siamo ancora in campo sperimentale ma una soluzione del genere esiste già e si chiama tecnologia B2V, ossia brain-to-vehicle. Ci stanno lavorando dal 2010 gli scienziati del Politecnico di Losanna in collaborazione con gli ingegneri della Nissan presso la Defitech Foundation in Brain-Machine Interface. “Volevamo sfruttare la tecnologia per migliorare le capacità dei guidatori senza interferire con il piacere di essere al volante”, dichiara José del R. Millán, a capo del progetto, e i primi risultati sembrano non deludere le aspettative.

 

Il team di scienziati è riuscito a leggere i segnali cerebrali che indicano quando un guidatore sta per compiere un’azione, come accelerare, frenare o cambiare corsia, e inviare tali informazioni ad un sistema operativo. Qual è lo scopo? Con questo preavviso di poche centinaia di millisecondi, un veicolo intelligente può anticipare i movimenti e rendere più facile la manovra. “Se arrivi a un semaforo rosso e ti stai preparando a frenare, l’auto ti assisterà cominciando a rallentare 200-500 millisecondi prima di te, – spiega Millan – ma se ti avvicini a una luce rossa e il tuo cervello non mostra alcuna intenzione di rallentare, la macchina ti avviserà semplicemente della luce per assicurarsi che tu l’abbia vista”.

 

>>Leggi anche Via libera al decreto smart road e agli esperimenti di guida automatica<<

 

Come funziona la tecnologia B2V? Per ora il prototipo è abbastanza rudimentale e la tecnologia è simile a quella studiata per aiutare le persone con disabilità motorie: i segnali prodotti nella corteccia motoria frontale del persona al volante vengono rilevati utilizzando una cuffia dotata di sensori EEG (elettroencefalogramma). I segnali vengono quindi inviati a un computer per l’elaborazione.

Combinando tali dati con le informazioni rilevate dai sensori smart installati sul veicolo, il mezzo può reagire alla situazione. “Tutti noi generiamo diversi modelli di segnali cerebrali – si legge nella nota stampa del Politecnico di Losanna – quindi il veicolo impara da ciascun guidatore e personalizza il suo software”.

 

tecnologia B2V

(Foto della Nissan)

 

La tecnologia V2B potrebbe memorizzare i percorsi regolari di ciascun conducente, nonché le loro abitudini e stile di guida, utilizzando queste informazioni per anticipare in modo più accurato le mosse compiute al volante. “L’interfaccia cervello-macchina non solo facilita la guida, ma crea anche un’esperienza più personalizzata, in quanto l’auto sarà sempre sincronizzata con il conducente. Anche l’impostazione della vettura può essere adattata in modo trasparente alle preferenze del guidatore. Ad esempio, se il conducente ha adottato uno stile di guida più rilassato, l’interfaccia rileverà che la modalità sportiva selezionata non è appropriata e farà passare l’auto a un’impostazione più comoda”.

 

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