• Articolo Roma, 2 gennaio 2020
  • Trasporto marittimo: in vigore le norme per ridurre le emissioni di zolfo

  • Secondo le regole dell’Organizzazione Marittima Internazionale dal 1° gennaio 2020, il limite di zolfo nell’olio combustibile utilizzato a bordo delle navi che operano al di fuori delle aree designate per il controllo delle emissioni sarà ridotto allo 0,5% m / m

Le conseguenze del regolamento IMO sulle emissioni di zolfo

(Rinnovabili.it) – Nuove misure per ridurre l’inquinamento navale. Con l’arrivo 2020 sono entrati in vigore gli aggiornamenti normativi dell’IMO, l’Organizzazione Marittima Internazionale, che inaspriscono i limiti per le emissioni di zolfo dei trasporti marini: dal 1° gennaio di quest’anno, le navi dovranno utilizzare olio combustibile con un contenuto di zolfo molto basso, pari allo 0,5% (massa in massa). Si tratta di un taglio sostanziale rispetto al limite passato, che fino a ieri permetteva invece un contenuto di zolfo fio al 3,5%.

La misura si applicherà a tutte le navi, a prescindere dalla loro dimensione, ma solo per quelle che operano al di fuori delle aree designate per il controllo delle emissioni, le cosiddette ECAS. In quest’ultime – l’area del Mar Baltico, la zona del Mare del Nord; l’area nordamericana e l’area del Mar dei Caraibi degli USA – infatti è già attiva una soglia molto più stringente dello 0,1%.

“Gli Stati membri, l’industria dei trasporti marittimi e i fornitori di olio combustibile hanno lavorato negli ultimi tre anni per prepararsi a questo grande cambiamento – ha spiegato Kitack Lim, segretario generale dell’IMO – Sono fiducioso che i benefici saranno presto percepiti e che l’attuazione non avrà problemi. Si tratta di un cambiamento estremamente importante che avrà significativi benefici positivi per la salute umana e l’ambiente”.

 

>>leggi anche Emissioni navali: l’industria propone fondo da 5mld per la decarbonizzazione<<

Il combustibile pesante usato dal trasporto marittimo contiene normalmente dello zolfo che, dopo la combustione nel motore, si trasforma in ossidi (SOx), a loro volta destinati a finire in atmosfera. Le emissioni, tuttavia, sono rilasciate per lo più lontano dalla terra ferma, rendendo meno visibile l’impatto dell’inquinamento e facendo sì che, per molti decenni, il problema sia stato ampiamente ignorato dai governi. Il boom delle spedizioni marittime, unitamente ad una crescente attenzione ambientale, ha reso la questione urgente: solo nel 2017 il trasporto commerciale marittimo ha consumato circa 3,8 milioni di tonnellate di olio combustibile pesante al giorno.

Gli effetti sanitari degli SOx sono noti da tempo: la medicina gli attribuisce una alta nocività a livello respiratorio, ma non è solo la salute umana a doversi preoccupare. Le emissioni di zolfo, sotto forma di ossidi, possono causare piogge acide in grado di danneggiare colture, foreste e specie acquatiche, contribuendo all’acidificazione degli oceani.

Non solo. Le forme di carburante navale con alti livelli di zolfo sono anche quelle con associate la percentuale di carbonio più elevate. In altre parole, combustibili più puliti potrebbero ridurre direttamente anche le emissioni di gas serra associate al trasporto marittimo.

 

Come si sono preparati gli armatori ai nuovi limiti? Alcuni hanno deciso di installare motori alimentati a gas naturale liquefatto privo di zolfo, opzione costosa che in pochi si possono permettere. Molti hanno deciso di ricorrere ai cosiddetti scrubber, impianti di lavaggio dei gas di scarico, che permettono di utilizzare i vecchi combustibili abbattendo le emissioni di zolfo prima del rilascio dei gas in atmosfera. Un’opzione fortemente criticata dal momento che alcuni impianti scaricano i residui del lavaggio direttamente in mare, mentre per altri sono stati segnalati casi di incendi o danneggiamento per corrosione (leggi anche Combustibili marittimi: i rischi delle nuove regole IMO).

Nel complesso, a prescindere dallo strumento con cui si cercherà di assolvere a nuovi obblighi, il settore potrebbe andare incontro ad un sostanziale incremento dei costi, dai circa 400 dollari attuali per  tonnellata di olio combustibile fino a 600 dollari (dati della la Camera internazionale di navigazione), ma l’aumento potrebbe essere assorbito lungo tutta la catena di produzione e di trasporto.

L’impatto sui prezzi del combustibile potrebbe anche estendersi oltre il comparto, spiega la società di analisi energetica Wood Mackenzie. “Gli effetti a catena del limite sulle emissioni di zolfo nel carburante per bunker marittimi potrebbero addirittura finire per alzare i prezzi dei biglietti aerei nel 2020”.

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