• Articolo New Orleans, 28 settembre 2011
  • Il contributo della microbiologia al progresso dei biofuel

    Vecchi giornali per fare il pieno all’auto ecologica

  • Alla Tulane University un gruppo di scienziati ha scoperto un nuovo ceppo batterico in grado di utilizzare la carta per la produzione di butanolo

(Rinnovabili.it) – Una nuova ricerca scientifica lega insieme tre elementi che più distanti non potrebbero essere: vecchi giornali, deiezioni animali e mobilità sostenibile. A far da collante fra i tre è il TU-103, un microorganismo divenuto la star del lavoro condotto da un team della Tulane University. Il TU-103 è il primo ceppo batterico isolato in natura in grado di produrre butanolo dalla cellulosa in maniera diretta. “La cellulosa si trova in tutte le piante verdi ed è il materiale organico più abbondante sulla terra; convertirlo in butanolo è il sogno di molti”, spiega Harshad Velankar, uno dei ricercatori. Come biocarburante, infatti, l’alcol butilico è superiore all’etanolo dal momento che si presta facilmente all’alimentazione degli autoveicoli esistenti senza alcuna modifica al motore, può essere trasportato attraverso le condutture del carburante esistente, è meno corrosivo e contiene più energia, migliorando di conseguenza il chilometraggio.
“Nei soli Stati Uniti, almeno 323 milioni di tonnellate di materiali cellulosici, che potrebbero essere impiegati per la produzione di butanolo, vengono gettati via ogni anno”.

Il laboratorio David Mullin del Dipartimento di Biologia Molecolare alla Tulane ha individuato il TU-103 negli escrementi animali, ha quindi coltivato il ceppo e sviluppato un metodo di produzione dell’alcol. Il processo, su cui pende la richiesta di brevetto, avviene in presenza di ossigeno, fattore che normalmente uccide gli altri batteri produttori di butanolo; in altre parole, dovendo evitare di riprodurre condizioni anaerobiche per la degradazione della cellulosa, la tecnica risulta ridurre il peso sui costi di produzione. A rendere interessante la sperimentazione è soprattutto la materia “prima” impiegata: il meccanismo diretto di degradazione ha permesso agli scienziati di utilizzare per i primi esperimenti semplice carta, e per la precisione vecchi numeri del quotidiano locale di New Orleans, dove ha sede l’ateneo. E i buoni risultati non si sono fatti attendere. “Questa scoperta potrebbe ridurre le spese di produzione del biobutanolo,” ha aggiunto Mullin. “Oltre a possibili risparmi sul prezzo al gallone, come combustibile il biobutanolo prodotto dalla cellulosa ridurrebbe le emissioni di anidride carbonica e smog rispetto alla benzina e avrebbe un impatto positivo sulla gestione dei rifiuti in discarica”.