• Le monografie 8 marzo 2016
  • Paglia, legno e standard di casa passiva per l’Enterprise Centre di Norwich

  • BREEAM Outstanding, standard di casa passiva e più del 70% di biomateriali: così l’edificio produrrà meno di 500 kg di CO2 nei 100 anni di vita previsti

  • Oggetto:

    Enterprise Centre presso l’Università dell’East Anglia

    Luogo:

    Norwich, Gran Bretagna

    Committente:

    Università dell’East Anglia

    Progettista:

    Architype

    Costi di realizzazione:

    £11,600,000

    Tempi di realizzazione:

    Completato nel giugno 2015

casa passiva

 

(Rinnovabili.it) – L’Enterprise Centre dell’Università dell’East Anglia spiana la strada all’utilizzo degli standard della casa passiva negli edifici di grandi dimensioni. Il progetto firmato dallo studio di architettura Architype riesce ad armonizzare le alte richieste di efficienza energetica, l’abbattimento dell’impronta di carbonio e il contenimento dei costi puntando tutto su materiali biosostenibili. La caratteristica principale dell’edificio è l’impiego diffuso della paglia e del legno. Per quanto riguarda la paglia, non è usata soltanto per una parte del tetto ma anche per le pareti. Sempre sul tetto è installato un impianto fotovoltaico con una produzione stimata di 43,58 MWh, diviso in 160 moduli che occupano 480 mq di superficie. Il progetto punta alla certificazione degli standard di casa passiva e ha un livello di certificazione BREEAM Outstanding, il massimo riconosciuto, che lo fa rientrare nel primo percentile degli edifici non residenziali quanto a efficienza energetica.

 

MODELLI DI PROGETTAZIONE INTEGRATA

casa passivaIl progetto inizia a prendere forma con l’arrivo nell’ateneo di John French, CEO dell’Adapt Low Carbon Group dell’Università, nel 2008. L’intenzione di French era fare in modo che la nuova generazione di strutture del complesso universitario impiegasse materiali con la più bassa impronta di carbonio possibile, senza però rinunciare ad alti livelli di performance. Da questa considerazione nasce la scelta di adottare gli standard della casa passiva.

Sulla stessa linea va inquadrato lo svolgimento dell’intera fase di progettazione. Invece di procedere come di norma, ovvero richiedendo un progetto ad uno studio di architettura per poi metterne la realizzazione a bando pubblico, l’università ha proceduto all’inverso, con la scelta immediata di una ditta costruttrice e un bando per la parte architettonica. Le proposte di quest’ultima dovevano eccellere simultaneamente nel piano finanziario, energetico e relativo all’impronta di carbonio, e nel design. In una seconda fase, i due aggiudicatari hanno rivisto congiuntamente il progetto così da ottimizzarlo, individuare i materiali più convenienti e trovare soluzioni innovative che tenessero conto di tutte le esigenze. Così è stato possibile ottenere un edificio passivo senza che i costi lievitassero.

 

STRATEGIE BIOCLIMATICHE

Durante la fase di revisione del progetto nessun particolare è stato considerato un punto fermo. L’approccio sistemico ha tenuto in particolare considerazione la dimensione temporale del progetto. I risultati in questo ambito sono visibili nella modalità di scelta delle strategie bioclimatiche per l’edificio, che tengono conto dei cambiamenti climatici. Nello specifico, sono stati considerati diversi possibili scenari futuri quanto all’aumento delle temperature e alla frequenza di eventi climatici estremi. Ciò ha condotto a modificare le soluzioni originarie per l’ombreggiamento in funzione dei valori rivisti.

 

IMPRONTA DI CARBONIO

casa passivaIn altri casi, la revisione è stata condotta all’insegna del trovare soluzioni praticabili che non penalizzassero un aspetto del progetto rispetto ad un altro. È il caso della gestione dell’impronta di carbonio dell’edificio, che poteva entrare in conflitto con le migliori soluzioni in termini di standard di casa passiva. Il risultato è un progetto che tiene conto dell’intero ciclo di vita del carbonio, vale a dire che somma e contempera l’impronta che deriva dall’utilizzo operativo dell’edificio con quella propria dei materiali con cui è costruito. L’Enterprise Centre è progettato per una durata di circa 100 anni, durante i quali dovrebbe essere responsabile di meno di 500 kg di CO2 per mq.

Un’esigenza, questa, che ha contribuito alla realizzazione di nuovi materiali. Indicativa è la scelta di impiegare una particolare miscela a basso impatto ambientale per il cemento. Nello specifico, tale materiale rimpiazza il 70% di cemento Portland con loppa d’altoforno (GGBS), un sottoprodotto del processo di produzione della ghisa, insieme a sabbie riciclate e inerti provenienti da fonti gestite in modo responsabile.

 

L’USO DELLA PAGLIA E DEL LEGNO

Parte del tetto e molte delle pareti presentano una copertura in paglia. Gli oltre 300 pannelli di paglia impiegati nell’edificio sono stati realizzati off-site da un’azienda locale, sono agganciati su tavole ad andamento orizzontale che rivestono le pareti esterne lungo tutto il perimetro dell’edificio. In funzione isolante, oltre alla paglia, sono stati impiegati giunco, tessuto di ortica, lana di legno, schiuma di cellulosa, pneumatici riciclati per parte dei pavimenti.

L’impiego diffuso del legno è uno dei fattori che, oltre a garantire le prestazioni richieste in fatto di efficienza energetica, percentuale di biomateriali superiore al 70% per lo standard di casa passiva e bassa impronta di carbonio, ha permesso di contenere i costi. Di legno è l’intera travatura del tetto dell’edificio principale, come di alcune sale interne (originariamente previste in acciaio). Il legno impiegato, principalmente pino della Corsica, proviene da fonti locali, ed è stato preferito alle essenze tradizionalmente utilizzate in Inghilterra per strutture equivalenti che provengono dalla Scandinavia per ridurne l’impronta di carbonio.

 

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