• Articolo Bari, 30 giugno 2014
  • Rinnovabili e impatti sul territorio

  • Un focus sulla disciplina gli impatti cumulativi degli impianti di energia alternativa di taglia industriale nella regione Puglia

Rinnovabili e impatti sul territorio

 

Il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 10/09/2010, Linee Guida per l’Autorizzazione degli impianti alimentati dalle fonti rinnovabili, all’Allegato 3 (par. 17) lettera e, “Criteri per l’individuazione di aree non idonee”, prevede che le Regioni, nell’individuare aree e siti non idonei, possano tenere conto sia di elevate concentrazioni di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili nella medesima area vasta prescelta per la localizzazione, sia delle interazioni con altri progetti, piani e programmi posti in essere o in progetto nell’ambito della medesima area.

 

Con Regolamento Regionale n. 24/2010 la Puglia aveva già provveduto, prima in Italia, a disciplinare le aree non idonee a specifiche tipologie di impianti, come richiesto dal DM 10/09/2010, con una pregevole correlazione tra sensibilità ambientali e pressioni antropiche attese, che evitasse un incremento di vulnerabilità ambientale e sociale del territorio.

La Regione Puglia aveva avvertito già da tempo la necessità di disciplinare anche gli impatti ambientali cumulativi dovuti agli impianti di grande taglia alimentati da fonti rinnovabili, soprattutto in conseguenza dell’ eccessiva concentrazione di iniziative progettuali nelle medesime aree vaste (su tutte, l’area del subappennino dauno per l’eolico, il tavoliere e la piana brindisina per il fotovoltaico) sul proprio territorio.

 

Tuttavia non era stato allora possibile definire sul territorio regionale, compiutamente e con rigoroso approccio, gli ambiti areali non idonei per eccessiva concentrazione, possibilità che tra l’altro era in dialettico contrasto con gli stessi indirizzi ministeriali laddove questi escludevano, nel contempo, di individuare allo scopo porzioni di territorio “significative”, ovvero troppo ampie (Allegato 3, lettera d).

 

In questo è successivamente venuto incontro il Decreto Romani, ovvero il D.Lgs. n. 28/2011, che, sul solco di quanto già previsto dal precedente Decreto Ministeriale in ordine agli impatti cumulativi, all’art. 4 co. 3 ha previsto altresì che “al fine di evitare l’elusione della normativa di tutela dell’ambiente, del patrimonio culturale, della salute e della pubblica incolumità, fermo restando quanto disposto dalla Parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, e, in particolare, dagli articoli 270, 273 e 282, per quanto attiene all’individuazione degli impianti e al convogliamento delle emissioni, le Regioni e le Province autonome stabiliscono i casi in cui la presentazione di più progetti per la realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili e localizzati nella medesima area o in aree contigue sono da valutare in termini cumulativi nell’ambito della valutazione di impatto ambientale”, ribadendo di tal guisa la necessità di definire i criteri per procedere alla valutazione degli impatti cumulativi, ricomprendendo più progetti proposti nella stessa area o in aree contigue.

 

La Delibera di Giunta Regionale n. 2122 del 23/10/2012, approvata sulla scorta delle sopra citate fonti normativo/regolamentari, ha dettato finalmente gli indirizzi per l’integrazione procedimentale e per la valutazione degli impatti cumulativi di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili nella Valutazione di Impatto Ambientale, demandando ad un successivo “atto dirigenziale coordinato” l’atto tecnico volto ad “approvare per la valutazione degli impatti cumulativi, sia per gli impianti eolici che per quelli fotovoltaici al suolo, […] le indicazioni di cui all’allegato, […] per gli aspetti tecnici e di dettaglio”.

 

L’atto dirigenziale è arrivato solo di recente, è il n. 162 del 6 giugno 2014, e contiene lo sforzo di sintesi di quattro servizi regionali (Ecologia, Energia, Agricoltura e Assetto del territorio), nonché di ARPA ed Autorità di Bacino della Puglia, per addivenire alla definizione puntuale di dominio e metodi per calibrare gli impatti cumulativi di eolici e fotovoltaici.

Tale Atto dirigenziale è scaricabile qui.

 

I criteri, espressi su cinque differenti temi (impatto visivo cumulativo; impatto su patrimonio culturale e identitario; tutela della biodiversità e degli ecosistemi; impatto acustico cumulativo; impatti cumulativi su suolo e sottosuolo) consentono di definire il dominio di impianti da considerare cumulativamente entro un assegnato areale o buffer, per la definizione dell’impatto ambientale complessivo.

Diverrà particolarmente rilevante ai fini del giudizio di compatibilità ambientale, laddove il metodo trovi applicazione, la capacità di rappresentazione degli impatti cumulativi fornita dal proponente affinché sia in grado di rappresentare effettivamente la pressione ambientale attesa nelle aree vaste delineate attorno agli impianti. Analogamente, le autorità competenti in materia ambientale si avvarranno, secondo le proprie competenze, di tali strumenti al fine della espressione del proprio giudizio di compatibilità ambientale.

Il metodo si applica limitatamente ad impianti eolici e fotovoltaici, escludendo, per questi ultimi, quelli collocati su fabbricati esistenti o coperture parcheggi, pensiline e sim.

 

 

Le Aree Vaste ai fini degli Impatti Cumulativi (AVIC) rappresentano, ad oggi e di fatto, il modo con cui la Regione Puglia ha approcciato il tema delle aree non idonee per eccessiva concentrazione di impianti, con un’accezione però di non poco rilievo.

Infatti occorre ben comprendere che le geometrie tracciate nel documento tecnico non sono concepite come spazi di espressione tout court del diniego di compatibilità ambientale da parte delle autorità preposte, bensì solo metodi che consentono di far emergere i possibili contrasti o interferenze tra areali di disturbo o pressione (es. con riferimento al tema del consumo di suolo) dovuti a più iniziative convergenti nelle stesse AVIC.

E’ pur vero che queste evidenze ed emergenze, una volta individuate, lasciano pochi margini ad una rappresentazione di scenario poco confortante sotto il profilo dell’impatto ambientale, e che la VIA non possa prescindere da un approccio di area vasta, di pianificazione e di VAS rispetto a più fenomeni puntuali che concorrono a ridisegnare complessivamente il profilo ambientale e socio-economico di intere porzioni di territorio.

 

Sarà possibile in contesti oggetto di particolari pressioni e convergenze di interesse continuare a immaginare uno sviluppo armonioso di progettualità intelligenti, che trovino per inverso nell’espressione del cumulo persino un’ occasione di formulazione congiunta di azioni di compensazione e ristoro ambientale? La sfida è lanciata…

 

di ing. Francesco Corvace, Alta professionalità programmazione regionale in tema di energia (Twitter: @francorvax)