• Articolo Oak Ridge, 19 aprile 2013
  • Circa un milione le batterie agli ioni di litio “recuperabili” ogni anno dal mercato secondario

    Dall’auto ai sistemi di accumulo: la doppia vita delle batterie

  • Secondo l’ORNL, prima di essere riciclate, le batterie delle auto elettriche potrebbero essere sfruttate per alimentare sistemi di accumulo, riducendo i costi dell’energia e rendendo le reti più affidabili

(Rinnovabili.it) – Dopo aver alimentato per centinaia di migliaia di chilometri le auto elettriche, le batterie possono continuare a offrire enormi benefici a consumatori e case automobilistiche e anche all’ambiente. È quanto stanno cercando di dimostrare i ricercatori del Dipartimento di Energia dell’Oak Ridge National Laboratory (ORNL) che, con il supporto di General Motors e ABB Group, stanno valutando la fattibilità di un sistema di accumulo in grado di immettere energia elettrica direttamente in rete. Stando a quanto dichiarato dal Direttore del programma di ricerca, Imre Gyuk, sono stimate in circa un milione le batterie agli ioni di litio che ogni anno, da qui al 2020, usciranno dalle varie case automobilistiche per essere destinate al mercato secondario: un enorme potenziale di approvvigionamento energetico per privati e aziende, ha spiegato Gyuk, che può essere utilizzato nei sistemi di stoccaggio, prima di finire al riciclo.

 

Nel corso del prossimo anno il team eseguirà una serie di esperimenti su 5 batterie usate della Chevrolet, utilizzando una piattaforma di test unica nel suo genere: un sistema di generazione distribuita da 25 kW, con i benefici di un’unità centralizzata e i vantaggi delle applicazioni localizzate. Si tratta di un sistema che secondo gli studiosi potrebbe ridurre i costi dell’energia e migliorare notevolmente l’affidabilità delle reti. La piattaforma dell’ORNL è il frutto di 3 anni di ricerca. Già lo scorso anno un sistema di accumulo messo a punto da General Motors e ABB Group era stato in grado di fornire per diverse ore il 100% di elettricità a una struttura temporanea, risultati che un giorno potrebbero vedere questo stesso sistema applicato a contesti abitativi più ampi o comunque impiegato per risolvere il problema della discontinuità delle fonti rinnovabili.