• Articolo Milano, 17 dicembre 2015
  • La decisione dopo l’interessamento del Ministro

    Ecopneus: una raccolta straordinaria in soccorso di Galletti

  • Vendute sul mercato nero, migliaia di gomme non vengono censite. Ecopneus le raccoglierà in via eccezionale, ma chiede al governo di contrastare il fenomeno

Ecopneus una raccolta straordinaria in soccorso di Galletti 2

 

(Rinnovabili.it) – Sotto l’albero di Natale, Ecopneus ha trovato 220 mila pneumatici fuori uso. Una quantità pari a circa 2 mila tonnellate, che la società ha promesso di ieri raccogliere in via eccezionale per venire in aiuto del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. È a causa del suo «interessamento diretto», scrive Ecopneus, che questa mole di rifiuti verrà recuperata anche senza la corresponsione di un contributo.

Già nei giorni scorsi, la società lombarda aveva proseguito l’attività di raccolta anche dopo il raggiungimento del target di legge, seppur in una situazione di sovra-costo rispetto ai contributi ricevuti. I prelievi erano poi stati bloccati lunedì 14 dicembre, una volta terminate le risorse disponibili.

 

Ecopneus una raccolta straordinaria in soccorso di GallettiMa gli pneumatici fuori uso che rischiano l’abbandono sono tanti, troppi, e la richiesta di Galletti ha trovato una sponda in Giovanni Corbetta, direttore generale di Ecopneus: «Per evitare che questo problema si ripresenti anche il prossimo anno – ha spiegato il dg – bisogna assicurare che tutti gli operatori del ricambio vendano gli pneumatici in modo regolare e provvisti di documenti fiscali. Solo così si riescono a raccogliere risorse sufficienti a coprire i costi del recupero di tutti i pfu generati».

È il giro d’affari delle vendite in nero che crea un surplus capace di sfuggire al computo annuo. Per Corbetta è necessario «affrontarlo con tutti i mezzi a disposizione». Chi ci perde, infatti, è il contribuente. La società o i consorzi possono fare un fioretto e organizzare una raccolta eccezionale, ma il vero problema è che le vendite irregolari provocano un danno all’erario per il mancato incasso dell’IVA, e costringono i produttori ad aumentare il contributo ambientale per far fronte all’emergenza derivante dalla mancata raccolta.

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