• Articolo Bruxelles, 23 aprile 2013
  • La sfida è rendere competitivi questi materiali e iniziarli a produrre su larga scala

    PFU: il futuro del riciclo sarà l’innovazione

  • Secondo la Brussels Free University il riciclaggio più vantaggioso per i PFU è quello che porta alla messa a punto di un materiale nuovo direttamente impiegabile e riciclabile all’infinito

(Rinnovabili.it) – Nonostante si tratti di uno tra i prodotti più facili da riciclare, sono ancora troppi oggi gli pneumatici fuori uso (PFU) che vengono inceneriti o smaltiti in discarica, per colpa forse anche dei pochi finanziamenti a disposizione. A puntare i riflettori su questa problematica estremamente delicata è la European Tyre Recycling Association (ETRA), secondo la quale in Europa solo il 50% degli pneumatici viene correttamente riciclato, un risultato molto lontano dall’eccellenza canadese, nota per riuscire a riciclare la quasi totalità degli pneumatici fuori uso. Perché? Spesso per la scarsa innovazione dei processi di riciclaggio.

 

Stando a quanto dichiarato dal chimico Gisele Jung della Brussels Free University, i processi di riciclaggio più vantaggiosi sono quelli che portano a un materiale nuovo, ma direttamente impiegabile e riciclabile praticamente all’infinito. In Svezia, per esempio, l’azienda EcoRub già dal 1995 ha brevettato un materiale simile alla gomma plastica, frutto di un legame chimico che unisce la gomma polverizzata proveniente dagli pneumatici con la plastica, che dopo l’uso può essere riciclato in un prodotto simile per essere nuovamente impiegato. L’iniziale “assenza” innovativa dell’Europa è stata poi bypassata dall’Unione che, nel 2010, ha deciso di finanziare al 50% ACE, un progetto che avrebbe creato le condizioni di mercato per far penetrare il processo di riciclaggio sviluppato dalla EcoRub. I risultati ottenuti grazie a questo finanziamento sono inaspettati: il mercato di riferimento europeo è 4 volte superiore a quanto stimato nella fase preliminare del progetto e sono in tanti a credere che si tratti di una tecnologia che segnerà il futuro del riciclo. La vera sfida è rendere queste “miscele” materiali competitivi (non solo economicamente) rispetto a quelli creati con materiali vergini e poterne iniziare una produzione su larga scala.