• Articolo Roma, 9 febbraio 2015
  • L’Italia è a buon punto ma pecca nel recupero energetico

    Riciclo auto: nel 2015 l’Ue punta al 95%

  • Dal 1° gennaio entrano in vigore in nuovi obiettivi per il settore del riciclo auto. Unificati anche i metodi di calcolo, prima diversi da Stato a Stato

Riciclo auto nel 2015 l’Ue punta al 95

 

 

(Rinnovabili.it) – Il 2015 è un anno spartiacque  per l’industria del riciclo auto a fine vita. Dal 1° gennaio è scattato infatti l’obbligo di riciclare almeno il 95 per cento del peso del veicolo da rottamare. Questa cifra è suddivisa in due: l’85 per cento dovrà essere oggetto di reimpiego e riciclo, mentre il restante 10 per cento va “riempito” con il recupero di energia.

L’Unione, inoltre, si è data un sistema di conteggio uniforme a partire da quest’anno, mentre prima ciascun Paese calcolava a modo suo. Dalle prossime stime emergeranno tutte le disparità, e chi ha barato verrà allo scoperto. L’esempio della Germania è scandaloso: il tasso di reimpiego e recupero raggiungeva infatti punte del 106 per cento negli ultimi dati diffusi, ma era considerato “recupero” anche riempire cave con il materiale non riciclabile. Le percentuali, anche quelle dei più virtuosi, potrebbero dunque scendere drasticamente, e costringere la Commissione a una revisione degli obiettivi per il 2017. Non sarà facile tuttavia individuare i responsabili delle inefficienze, perché il tetto del 95% è stato dato a tutta la filiera dell’auto nel suo complesso.

 

L’Italia, quando la normativa precedente a livello comunitario prevedeva di raggiungere un tetto dell’80 per cento, superava le prescrizioni. Dunque, secondo quanto dichiara al fattoquotidiano.it il presidente di Unire (Unione imprese del recupero di Confindustria), Anselmo Calò, «non dovremmo avere problemi a recuperare ancora meglio metallo, plastica, vetro, batterie e liquidi. Invece siamo indietro sul recupero energetico, perché non riuscivamo nemmeno a soddisfare le norma precedente che stabiliva una quota del 5 per cento».

Il problema è che i demolitori possono fare affidamento su un’unica fonte di guadagno: la vendita dei materiali riciclabili. Infatti demolire un’auto non costa nulla, a parte la cancellazione dal pubblico registro. Perciò i rottamatori sono incentivati a commerciare materiali riciclabili. Questo non accade invece per il recupero energetico, “boicottato” dai termovalorizzatori. Bruciare il cosiddetto “fluff”, cioè la componente volatile ottenuta dopo la macinazione, non conviene. Si tratta di pezzetti di plastica e tappezzeria che dovrebbero essere separati, ma il processo è antieconomico e disincentiva i gestori degli impianti di incenerimento dal trattare questi rifiuti. Solo valorizzando l’energia derivante dal fluff si potrebbe aumentare il suo recupero dal settore automobilistico.

Un Commento

  1. Michele Cataldo
    Posted marzo 4, 2015 at 3:52 pm

    Impiego possibile per il recupero energetico dal fluff……….:-)

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