• Articolo Milano, 15 settembre 2017
  • Biometano da forsu, via libera al primo impianto milanese

  • Sarà collaudato per la fine del 2018 e, a regime, trasformerà fino a 35mila ton di rifiuti organici in biometano

Biometano da forsu

 

Biometano da FORSU a “impatto zero”

(Rinnovabili.it) – Milano si conferma laboratorio d’avanguardia per la produzione e distribuzione del metano ottenuto dai rifiuti.  Nel 2016 il capoluogo meneghino è stato il primo comune d’Italia a istallare un distributore di biocarburante per autotrazione ottenuto direttamente dalle sue acque reflue (leggi Biometano dalle acque reflue: a Milano il primo distributore per auto).

Un’esperienza che la città Metropolitana è disposta in un certo senso a replicare con un secondo progetto per la produzione di combustibile verde a partire da rifiuti. Tuttavia, stavolta il focus non sarà sui reflui urbani, bensì sulla raccolta differenziata dell’umido cittadino. È di questi giorni infatti la notizia del via libera concesso ad Agatos per la costruzione e messa in esercizio in provincia di Milano del primo impianto di produzione di biometano da FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano).

 

La centrale, che ha ottenuto già l’autorizzazione unica – impiegherà la tecnologia Biosip, processo per la valorizzazione integrale dei rifiuti  sviluppato, brevettato e ingegnerizzato da Agatos. L’impianto si estenderà su una superficie di circa 12.000 metri quadrati e a partire dalla fine del 2018 trasformerà fino a 35mila ton di rifiuti organici in biometano, acqua distillata e combustibile solido secondario, in  assenza di emissioni e odori. Ad Agatos Energia sarà affidato l’incarico esclusivo di implementazione del progetto: sarà cioè l’EPC responsabile della realizzazione chiavi – in – mano dell’impianto e della gestione e manutenzione (O&M) una volta collaudato.

 

Spiega la società in una nota stampa:

“Delle 14 milioni di tonnellate di FORSU prodotte annualmente in tutto il territorio nazionale, il 25% viene smaltito in discarica e il 20% tramite incenerimento, soluzioni di smaltimento attualmente obsolete e dannose per il territorio; solo il 18% dei rifiuti organici viene oggi destinato ai vari trattamenti “biologici”. Il processo BIOSIP, trattamento biologico a “impatto zero”, potrebbe rappresentare pertanto un’alternativa efficace per le oltre 6 milioni di tonnellate attualmente destinate alla discarica e all’incenerimento. La sola Provincia di Milano produce annualmente 1.5 milioni di tonnellate di rifiuti, di questi 225.150 tonnellate sono rifiuti organici. Attualmente, le strutture esistenti riescono a gestirne solo meno della metà (43%)”.

2 Commenti

  1. giuseppe rosario pin
    Posted settembre 18, 2017 at 5:04 pm

    E’ un circolo vizioso,
    produco CH4 per usarlo, dopo averlo bruciato, come generatore di energia così da ottenere una risulta che sarà 2H20 + CO2. Innegabilmente è un processo economicamente vantaggioso (saving, per minore acquisto del prodotto da Nazioni estere) ma, se si riuscisse a recuperare il CO2 sarebbe un processo super su tutti gli aspetti.
    Propongo un qualcosa di diverso e chissà che avvenga l’intento di raccogliere e concretizzare (non si abbia paura, non desidero alcun ritorno).
    L’intento è quello di produrre aria compressa a 200 bar con la quale dopo averla accumulata in grandi contenitori da interrare o immergrli in acqua, può essere adoperata per movimentare dall’esterno (pipeline in sostituzione del cavo elettrico con ugelli che spurgano all’occasione, aria compressa su di una turbina lineare assemblata sul mezzo da movimentare quali: treni, bus a conduzione elettrica, metropolitane, tram, navette in camminamenti a livelletta, traghetti, ec.ecc. (saving che si aggira, per energia elettrica sostituita dell’ordine 27% della totale energia prodotta da siti termoelettrici italici). Non mi dilungo troppo per innovativa alquanto diversa da quella proposta per uso di materiale marino, mi attengo ai vostri rifiuti organici da usare per ricavare CH4 in siti in cui avviene la digestione anaerobica alla temperatura di 37- 38°C. Siti che dovrebbero galllggiare sul mare sfruttando, per il rimescolamento e lo spurgo del prodotto digerito, le onde ed il sole per la temperatura richiesta. L’aria compressa dovrà essere ottenuta con l’uso di un turbofan a conduzione CH4 in modo da generare aria ad elevata tempertura e pressione per riempire i tanks di raccolta sopra citati e che conterranno aria alla pressione dovuta + 2H2O e CO2 . Il biossido di carbonio presenta una densità pari a 1,98 kg/mc comportando che si deposita sul fondo ed inoltre il punto critico di questo è di 31°C e pressione di c.a 74 kg/cmq comportando che il CO2 allo stato liquido potrà essere facilmente raccolto.

  2. Nicola
    Posted gennaio 18, 2019 at 8:11 am

    Giuseppe, a che email posso contattarti? Mi interesso della biodigestione tramite insetti ….grazie. Nicola

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