• Articolo Padova, 8 aprile 2016
  • Dal VII Forum interregionale sul compostaggio e la digestione anaerobica 

    Biometano e compost, a che punto siamo?

  • CIC: “Necessario affrontare sfide impegnative, quali l’opposizione al tentativo di sottrazione di sfalci e potature dalla normativa sui rifiuti, e la lentezza dell’iter verso la valorizzazione del biometano”

http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-urbani-edizione-2015

 

(Rinnovabili.it) – In italia i rifiuti organici hanno una doppia vita. Come testimoniano i numeri su raccolte e trattamenti, ogni anno  6 milioni di tonnellate di questi scarti evitano la discarica per rinascere sotto forma di compost o biometano. Ma nonostante oggi l’organico incida per il 43% di tutta la raccolta differenziata del Paese, e la dinamica di crescita continua, con un incremento della frazione umida del 9,5% in un solo anno (Rapporto rifiuti 2015 di ISPRA), per la filiera non sono tutte rose e fiori. A spiegare nodi e criticità sono gli interventi del VII Forum interregionale sul compostaggio e la digestione anaerobica, tenutosi ieri a Padova e organizzato dal CIC (consorzio italiano dei composta tori. Ed è il presidente dello stesso consorzio Alessandro Canovai  a evidenziare due degli aspetti più controversi: “l’opposizione all’estenuante ed ingiustificato tentativo di sottrazione di sfalci e potature dalla normativa sui rifiuti, e la lentezza del cammino normativo verso l’upgrading e la valorizzazione del biometano”.

 

 

Attualmente l’Italia, dati Gse, è il 3° produttore mondiale  di energia elettrica derivante da impianti di biogas agricolo e il 2° in Europa, dopo la Germania, con 1500 impianti distribuiti soprattutto nel Centro-Nord Italia. In questo contesto il biometano rappresenta l’evoluzione naturale degli impianti a biogas a fine periodo di incentivazione (15 anni) soprattutto prendendo in esame il settore dei trasporti dove risultiamo ancora ben lontani dall’obiettivo europeo: siamo al 4-5% di energie rinnovabili usate per alimentare i nostri veicoli contro i10% richiesto dalla Commissione europea.

 

Per accelerare il governo ha messo mano alla normativa come ricorda Massimo Centemero, direttore del CIC: le novità introdotte dalle normative emanate o in fase di elaborazione in Italia e in Europa (Collegato Ambientale, pacchetto sull’Economia Circolare, bozza di nuovo Regolamento CE sui fertilizzanti) coniugano l’esigenza di avanzare proposte incisive da parte del settore con quella di riprendere e rilanciare con forza alcuni dei temi approfonditi dal CIC negli anni, a supporto del riciclo del rifiuto organico e della valorizzazione del recupero di materia. Tra le proposte, Centemero cita la certificazione della filiera del “biorifiuto” ed un suo adeguato aiuto economico, che il CIC sostiene a Bruxelles attraverso la collaborazione ed in sinergia con European Compost Network.
“Dopo 25 anni di storia” dice Centemero “il CIC è pronto ad accogliere nuove sfide e stimola le aziende, gli impianti di compostaggio e di biogas ad assumere connotazioni innovativeLe aziende nel loro insieme costituiscono un gigantesca bioraffineria fatta di produzione di fertilizzanti (organici, organo-minerali, substrati, ecc.) fatta diproduzione di biometano (se gli eventi normativi ce lo consentono) e fatta di ricerca di nuovi prodotti da valorizzare a livello industriale a partire dal rifiuto organico”.

Un Commento

  1. Filippo
    Posted settembre 18, 2016 at 10:39 am

    Buongiorno a tutti, spero di aver scelto la sede giusta per effettuare alcune domande. Sono uno studente universitario e devo preparare una tesi sulla convenienza o meno di produrre biometano da reflui zootecnici, volevo porre alcuni dubbi a chi fosse ben informato circa l’argomento (o conoscesse qualcuno che lo sia) e abbia la cortesia di rispondermi:
    1- Gli incentivi previsti dal DM 5/12/13 circa l’utilizzo di biometano in impianti di cogenerazione ad alto rendimento (CAR), sono gli stessi previsti per l’utilizzo di biogas (è presente nel citato decreto un paragrafo che rimanda al DM 6/7/12 dove sono specificati gli incentivi per l’uso di biogas in impianti CAR). Se sono un allevatore proprietario di allevamento, digestore e motore per CAR allacciato alla rete elettrica, perché dovrei prevedere la realizzazione di un impianto up-grading (ulteriore costo e non indifferente) per la trasformazione di biogas in biometano, se gli incentivi per la generazione di energia elettrica sono gli stessi? Lo chiedo dal momento che nel decreto si fa esplicito riferimento alla conversione di impianti che utilizzavano biogas in impianti che utilizzano biometano (tra l’altro gli incentivi subiscono una decurtazione per quest’ultima operazione).
    2- Sono un allevatore proprietario di allevamento, digestore, e impianto di up-grading, ma sono sprovvisto di un motore per la generazione di energia elettrica. Scelgo di immettere in rete il biometano che produco al fine che venga utilizzato in impianti CAR. Nel decreto 5/12/13 si dice che il produttore di biometano deve stipulare un contratto bilatere di fornitura con chi effettivamente utilizza il biometano per di produrre energia (qualcuno che possiede un generatore). Gli incentivi derivanti dalla produzione di energia elettrica (in €/MWh) spettano a chi effettivamente produce energia elettrica o una quota parte va anche al produttore di biometano? Cioè, la remunerazione che spetta al produttore di biometano (allevatore) deriva solo dalla fornitura regolata dal contratto oppure gli spetta una quota degli incentivi? (il biometano per autotrazione per esempio gode di questa formula, il produttore di biometano trae un beneficio sia dalla fornitura che dagli incentivi).
    3- le incentivazioni previste per il biometano hanno tre origini: immissione in rete (rete del gas naturale) senza specifica destinazione d’uso, immissione in rete per utilizzo in impianti CAR e immissione in rete per autotrazione. Ognuna di queste modalità ha incentivi diversi. Sono un produttore di biometano e scelgo, per esempio, che il biometano che immetto in rete venga utilizzato in un impianto CAR, chi mi garantisce che il biometano che immetto in rete arrivi effettivamente al terminale che scelgo? Sono previsti sistemi di misurazione a monte ed a valle della rete che scandiscono il quantitativo di biometano pattuito per esempio nel contratto bilaterale?
    4- Quali sono orientativamente i prezzi relativi alla fornitura di biometano che un allevatore, produttore delle stesso, richiede per esempio a chi gestisce un impianto CAR o un distributore di metano per autotrazione?
    Chiedo scusa per la lunghezza del messaggio, spero le domande siano chiare e che qualcuno abbia la cortesia e la gentilezza di rispondermi, grazie.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

Puoi usare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Current ye@r *