• Articolo Roma, 24 maggio 2017
  • CIC: da 65 tonn di rifiuti organici oltre 23 tonn di compost

  • La filiera dell’organico si conferma al primo posto in Italia con il 43% dei rifiuti urbani raccolti. Ma servono nuovi impianti di trattamento al Centro e al Sud

CIC

 

(Rinnovabili.it) – È da quando è nato che il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) veglia sulla filiera del rifiuto organico. In 25 anni si è fatto spazio nell’economia circolare nostrana fino a divenire il rappresentante del primo settore di recupero in Italia. Per celebrare questo primo quarto di secolo d’attività il consorzio ha presentato oggi a Roma il bilancio degli anni 1992-2017. Un bilancio fatto di grandi numeri: nel periodo in questione sono stati raccolti oltre 65 milioni di tonnellate di rifiuti organici, che sono stati trasformati in 23,5 milioni di tonnellate di compost.

La raccolta della frazione organica (frazione umida + frazione verde) dimostra di essere un comparto forte, in crescita costante (più 10 per cento l’anno in media dal 2007 a oggi) e soprattutto totalmente autosufficiente grazie alla progressiva evoluzione industriale, tecnologica e ambientale. Molte delle 127 aziende associate al CIC – con 308 impianti attivi che trattano 8,1 milioni di tonnellate di rifiuto organico ogni anno – si stanno trasformando in bioraffinerie, veri e propri poli tecnologici che, oltre al compost, producono anche biogas e biometano.

 

CIC: i vantaggi agronomici ed economici dell’impiego del compost

23,5 milioni di tonnellate di ammendanti compostati prodotti negli ultimi 25 anni, hanno reso disponibili sul mercato dei fertilizzanti ben 300.000 tonnellate di azoto, 190.000 di potassio e 170.000 di fosforo. L’utilizzo del compost (un terzo di quello italiano è a marchio CIC) in sostituzione di altri prodotti per la fertilizzazione, come i concimi minerali e di sintesi, ha portato ad una riduzione dei costi di circa 650 milioni di euro nel settore agricolo. Secondo il consorzio basterebbe aumentare dello 0,1% la sostanza organica nei suoli, tramite l’utilizzo di compost, per azzerare la CO2 del sistema dei trasporti nazionale.

 

CIC

 

“La filiera di valorizzazione del biorifiuto – spiega il presidente del CIC, Alessandro Canovai – è strategica, oltre che per le grandi potenzialità industriali derivanti dallo sfruttamento del biometano, soprattutto per l’importanza vitale della restituzione ai suoli della sostanza organica attraverso l’utilizzo del compost. Il nostro auspicio, quindi, è che si intervenga per sostenere questa filiera favorendo l’utilizzo del compost in agricoltura, o prevedendo l’inserimento del compost negli acquisti verdi della Pubblica Amministrazione (GPP) in tutti quegli interventi dove si prevede l’uso di composti organici come parchi pubblici e aziende agricole pubbliche. È ormai improcrastinabile un serio piano di infrastrutturazione impiantistica che preveda la realizzazione di almeno 20 nuovi impianti nei prossimi 5 anni per le aree cronicamente carenti (parte del Centro e Sud del paese) e in alcune grandi città, a partire da Roma, pensando ai nuovi poli tecnologici, come le bioraffinerie, in grado di trasformare rifiuti in nuove risorse con grandi vantaggi anche per l’occupazione”.

 

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Oggi la filiera conta 9.000 addetti e 1,7 miliardi di euro di fatturato. Ma il Consorzio stima che nel 2025, con un servizio di raccolta esteso a tutti i comuni italiani, ben 9 milioni di tonnellate di rifiuto organico entreranno nel circuito della raccolta differenziata: ciò comporterà un netto aumento sia del fatturato che del numero di occupati nel settore, che potrebbero raggiungere rispettivamente 2,4 miliardi di euro e 13.000 addetti.

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