• Articolo Roma, 21 gennaio 2020
  • CONAI, rifiuti di imballaggio: nel 2020 sarà recuperato l’83% del totale immesso al consumo

  • Secondo le stime diffuse dal Consorzio Nazionale Imballaggi, il 2020 segnerà un nuovo record in fatto di economia circolare e industria del riciclo. Il Consorzio stima il recupero di oltre l’83% dei rifiuti di imballaggio

rifiuti di imballaggio

Foto di Ben Kerckx da Pixabay

Rifiuti di imballaggio: la più recuperata sarà la carta. Rischio surplus difficilmente assimilabile dagli impianti

(Rinnovabili.it) –  Tra acciaio, alluminio, plastica, carta, lego e vetro, i quantitativi di rifiuti di imballaggio in Italia dovrebbero sfiorare nel 2020 la soglia delle 13,6 milioni tonnellate. Stando alle previsioni del CONAI, Consorzio Nazionale Imballaggi, di queste ne saranno recuperate circa 11,3 milioni, cioè l’83,2% dell’immesso al consumo, di cui 9,7 milioni di tonnellate avviati a riciclo, ossia il 71,6% del totale. Contenuti all’interno del “Piano specifico di prevenzione e gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio” del Consorzio, i numeri di cui sopra sembrerebbero confermare per il nostro Paese il trend positivo in fatto di economia circolare e industria del riciclo.

Nel 1998, quando è stato istituito CONAI, la percentuale di recupero e riciclo era inferiore al 20%ha spiegato il presidente del Consorzio Giorgio Quagliuolo. “Da allora, i quantitativi di rifiuti di imballaggio che hanno evitato la discarica sono sempre cresciuti. Tra il 2003 e il 2004 la percentuale di imballaggi recuperati ha superato quella dei rifiuti di imballaggio smaltiti in discarica, e la crescita non si è mai arrestata: anche per il 2020 prevediamo un miglioramento delle performance complessive”. 

In particolare, le stime del Consorzio prevedono l’avvio al riciclo di 382.000 tonnellate di imballaggi in acciaio, cioè il 78,8% dell’immesso al consumo, di 53.000 tonnellate di imballaggi in alluminio, pari al 74,6% dell’immesso al consumo, di 4 milioni e 65.000 tonnellate di imballaggi in carta, corrispondenti all’81,2% del totale, di 2 milioni e 24.000 tonnellate di imballaggi in legno (64,7% dell’immesso al consumo), di 1 milione e 122.000 tonnellate di imballaggi in plastica (48,1%) e, infine, di 2 milioni e 62.000 tonnellate di imballaggi in vetro (81,4%). 

Leggi anche: “Report EPCI, settore carta e imballaggi: più riciclo e fibre FSC”

 

Gli imballaggi maggiormente recuperati saranno pertanto quelli in carta. Ammesso poi che sia davvero possibile assegnargli una seconda vita, considerando l’allarme lanciato solo poche settimane fa da UINRMA, secondo la quale il mercato del riciclo carta sarebbe già saturo ed il conseguente blocco ai conferimenti delle raccolte differenziate molto probabile. Nello specifico, l’Unione Nazionale Imprese Recupero e Riciclo Maceri denunciava il fatto che al notevole incremento della quantità di carta proveniente dalla raccolta differenziata non abbia fatto seguito un pari incremento della capacità ricettiva delle cartiere, con conseguente surplus – negli ultimi 15 anni assorbito dalla Cina e da altri paesi asiatici – difficilmente assimilabile dagli impianti di trattamento rifiuti che ricevono le raccolte differenziate di carta e cartone. 

 

Discorso contrario per gli imballaggi in plastica, ultimi – secondo le previsioni CONAI – in fatto di riciclo. Secondo il presidente del Consorzio si tratterebbe però solo di tempo: “non dimentichiamo che l’Italia ha già praticamente raggiunto gli obiettivi di riciclo fissati dall’Unione Europea per il 2025: per cinque dei sei materiali di imballaggio – ha detto Quagliuolo – abbiamo superato le percentuali obbligatorie. Manca solo la plastica, ma siamo indietro di pochissimi punti percentuali e abbiamo ancora cinque anni”. 

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