• Articolo Pordenone, 21 ottobre 2019
  • Raccolta domiciliare degli oli esausti, il progetto pilota a Pordenone

  • Conoe e Utilitalia lanciano l’iniziativa finalizzata a testare differenti modalità di raccolta degli oli vegetali presso le famiglie e verificare quella più efficiente. Si inizia da Pordenone per continuare in altre sei provincie dell’Italia Centro Nord

oli esausti

 

Dalle case friulane ai motori delle auto: il percorso verde degli oli esausti

 

(Rinnovabili.it) – Parte dalla provincia di Pordenone il nuovo esperimento dell’economia circolare italiana. Il territorio è stato scelto infatti per avviare un progetto pilota dedicato alla raccolta domiciliare degli oli vegetali esausti da destinare  alla produzione di biodiesel. L’iniziativa, avviata dal Conoe – Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti – e promossa da Utilitalia – la Federazione delle imprese dei servizi idrici, energetici e ambientali – è in realtà solo il primo passo di una strategia più ampia.

Il pianoprevede, infatti,  la sperimentazione di differenti modalità di raccolta degli oli vegetali presso le famiglie  al fine di individuare quella più efficiente. Per questo motivo, nei prossimi mesi saranno lanciati progetti simili in altre sei province del Centro-Nord, sperimentando quattro diverse tipologie di raccolta: contenitori riutilizzabili, contenitori usa e getta, raccolta presso condomini e stazioni ecologiche itineranti (servizio ecomobile).

 

A Pordenone e in tutto il bacino dei Comuni gestiti da GEA – Gestioni Ecologiche e Ambientali SpA –  è previsto il potenziamento dei contenitori stradali esistenti (chiamati “Olivie”) da 200 litri, per portare il conferimento di tale rifiuto a 2 kg per abitante, a fronte degli attuali 0,58: un obiettivo importante che promuove la crescita dell’economia circolare e scongiura impatti dannosi sull’ambiente e sulla salute.

 

Basta infatti un chilo di olio vegetale esausto a inquinare una superficie d’acqua di 1.000 metri quadrati, perché impedisce l’ossigenazione compromettendo l’esistenza della flora e della fauna sottostanti; se invece smaltiti nella rete fognaria, come spesso avviene nell’utilizzo domestico, gli oli vegetali esausti pregiudicano il buon funzionamento della rete stessa intasando condutture e depuratori: la depurazione delle acque inquinate da questo rifiuto richiede costi quantificabili in 1,10 euro al chilogrammo.

 

L’accordo siglato oggi a Pordenone è il primo passo per un impegno concreto di tutti i soggetti coinvolti nella filiera del recupero degli oli vegetali esausti, primo fra tutti il CONOE – ha dichiarato il Presidente del Consorzio, Tommaso Campanile – che sarà seguito da progetti specifici di recupero sistematico degli oli alimentari esausti in altre importanti città italiane. Gli oli vegetali esausti rappresentano una enorme risorsa se oggetto di pratiche di recupero corrette, consapevoli e costruttive. È un dovere prioritario procedere a costruire intorno a questa tematica una coscienza collettiva improntata ai principi della salvaguardia ambientale che inizia, in prima battuta, con la sottrazione di questo rifiuto a pericolose pratiche di dismissione incontrollata per arrivare ad una riconversione in biodiesel, con conseguenze positive in termini di emissioni di gas serra”.

 

“La Direttiva 2009/28/CE – ha spiegato il Vice Presidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – ha fissato un obiettivo al 2020 pari al 10% di fonti rinnovabili nel settore dei trasporti. L’Italia ha messo in campo misure incentivanti per la produzione di biodiesel da oli vegetali, premiando in misura sensibilmente maggiore le produzioni a partire da rifiuti: il progetto pilota va esattamente in questa direzione. Le nostre aziende sono già pronte alla sfida e abbiamo esempi virtuosi che aspettano solo di essere replicati su scala nazionale. Come sistema siamo impegnati anche nel campo della produzione del biometano da rifiuti, a dimostrazione del ruolo fondamentale di questo settore nella transizione energetica”.

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