• Articolo Mountain View, 6 agosto 2019
  • Plastica riciclata e zero emissioni: la rivoluzione green dei device Google

  • L’azienda informatica ha annunciato che inserirà elementi in plastica riciclata in tutti i suoi device entro il 2022 e che taglierà le emissioni causate dalle spedizioni dei propri prodotti hardware.

google plastica hardwareCome Google, altri colossi dell’informatica e dell’e-commerce stanno virando verso pratiche di produzione più sostenibili

 

(Rinnovabili.it) – La holding statunitense Alphabet Inc ha annunciato che inserirà plastica riciclata in tutti i device Google e che proverà ad annullare le emissioni causate da spedizioni e trasporti legati al commercio di computer portatili, tablet, assistenti domestici e tutti gli altri prodotti hardware a marchio Google entro il 2022.

 

Il programma è stato presentato da Anna Meegan, direttrice del reparto sostenibilità per i device Google: già lo scorso anno, l’azienda informatica avrebbe tagliato il 40% delle emissioni legate alle spedizioni di prodotti hardware, in buona parte sostituendo gli invii aerei con quelli meno inquinanti via mare. Secondo quanto spiegato dalla Meegan alla stampa, la neutralità di carbonio nelle spedizioni Google dovrebbe essere raggiunta ricorrendo all’acquisto di carbon credit.

 

Attualamente 3 dei 9 prodotti hardware a marchio Google disponibili all’acquisto online contengono percentuali variabili di plastica riciclata (tra il 20% e il 42%). L’obiettivo dichiarato in un post sul blog di Google è quello di inserire componenti in plastica riciclata in ogni prodotto dell’azienda informatica.

 

L’impegno della società americana segue quello più consolidato della rivale Apple: nel 2017, l’azienda di Cupertino aveva fissato l’obiettivo di utilizzare solo materiali riciclati senza però indicare una data specifica. Ad oggi diversi device marchiati con la celebre mela sono costituiti almeno al 50% da plastica riciclata, 11 prodotti contengono elementi realizzati con lattine riciclate e 2 con allumino recuperato.

 

La stessa Anna Meegan ha riconosciuto il ritardo di Google sul fronte sostenibilità, ma ha ribadito la necessità di un impegno globale per le grandi aziende informatiche e dell’e-commerce.

 

Un tema sensibile su cui sempre più produttori stanno cercando di prendere posizione: lo scorso febbraio, Amazon ha lanciato il programma Shipment Zero, con cui s’impegnava a rendere almeno il 50% delle consegne a zero emissioni entro il 2030. A gennaio, Samsung ha presentato un piano per sostituire il packaging di smartphone, televisori, frigoriferi e molti altri elettrodomestici con materiali sostenibili come bioplastiche e carta riciclata.

 

Negli scorsi mesi Apple, Facebook e la stessa Google hanno avviato piani per il raggiungimento del 100% di alimentazione da fonte rinnovabile nei loro centri di produzione, mentre l’azienda fondata da Mark Zuckerberg ha investito direttamente nella realizzazione di un grande parco fotovoltaico da 379 MW in Texas.

 

Un impegno considerato da molti ancora marginale, ma che viene sempre più spinto dall’opinione pubblica su cui, paradossalmente, agisce con forza proprio la diffusione delle tematiche ambientaliste tramite la Rete.

 

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