• Articolo Beirut, 8 ottobre 2019
  • FabricAID, l’idea di un 24enne libanese per riciclare gli abiti usati

  • Omar Itani ha vinto il premio Young Champions of the Earth delle Nazioni Unite grazie alla creazione del primo hub di riciclo e ridistribuzione dell’abbigliamento nell’Asia occidentale a favore delle comunità svantaggiate

fabricAID

Credit: Pxhere – CC0 Public Domain

Come il riciclo abiti usati può divenire una buona pratica per società e ambiente

(Rinnovabili.it) – Si chiama FabricAID ed è la realtà creata dal giovane libanese Omar Itani per riciclare abiti usati dando una mano alle comunità più svantaggiate. L’obiettivo è quello di fornire indumenti di buona qualità nelle mani delle persone che ne hanno bisogno, riducendo allo stesso tempo i rifiuti tessili. L’idea è semplice ma curata, come si legge sul sito del progetto. La struttura raccoglie vestiti e scarpe dai vari cassonetti della differenziata tessile sparsi in Libano e attraverso donazioni o partnership con aziende e associazioni di settore; quindi gli indumenti vengono puliti, riparati e classificati, scartando quelli in cattive condizioni. I capi di buona qualità sono rivenduti a micro prezzi tra 0,3 centesimi e 2 dollari. “FabricAID ridisegna il modo in cui pensiamo alla moda”, ha dichiarato Itani. “Le persone più bisognose hanno pochi vestiti o proprietà. Eppure c’è anche un eccesso di indumenti buoni che vengono bruciati o gettati in discarica, inquinando l’ambiente e creando rifiuti inutili”

 

Ad oggi FabricAID ha riciclato 75.000 chilogrammi di abiti usati e rivenduto oltre 50.000 articoli a più di 10.000 persone, per lo più rifugiati o comunità a basso reddito reddito. Diventando a tutti gli effetti, il primo grande hub di raccolta e ridistribuzione dell’abbigliamento nell’Asia occidentale e creando nuove opportunità di lavoro locale.

 

>>Leggi anche Biofuel e tessuti dal riciclo dei pannolini<<

 

Il progetto che ha fatto meritare al 24enne libanese il titolo ONU di Young Champions of the Earth, riconoscimento assegnato a livello mondiale ai giovani under 30 impegnati in grandi idee per la tutela e il cambiamento ambientale.

Spiega Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) “Il cambiamento climatico è la sfida principale del nostro tempo e invita tutti noi a ridurre, riutilizzare e riciclare per eliminare gli sprechi. L’industria della moda ha bisogno di modelli di business innovativi e leader come Omar per aiutarci ad abbracciare e passare a un’economia a zero sprechi e basse emissioni di carbonio”.

 

Un passo fondamentale se si considera l’impatto ambientale di questo settore: oggi l’industria della moda impiega le stesse risorse idriche necessarie per soddisfare le esigenze di cinque milioni di persone, mettendo sul mercato ogni anno l’equivalente di 3 milioni di barili di petrolio in microfibra.

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