• Articolo Losanna, 19 luglio 2019
  • Da una startup svizzera il nuovo riciclo chimico del PET

  • DePoly ha sviluppato un metodo innovativo in grado di riciclare praticamente qualsiasi contenitore in PET utilizzando un processo chimico che scompone la plastica nei suoi composti di base

riciclo chimico del PET

 

Nuovi passi avanti sul riciclo chimico della plastica

(Rinnovabili.it) – Il Polietilene tereftalato, o semplicemente PET, è stata una delle prime plastiche a cui è stata assegnata una seconda vita. Dai suoi rifiuti oggi nascono filati, fibre per imbottiture, nuovi arredamenti e prodotti di packaging.

 

Tuttavia gli attuali sistemi di riciclo, per lo più meccanici, presentano alcune limitazioni. Ad esempio, allo stato attuale non c’è modo di creare bottiglie di plastica realizzate interamente in PET riciclato: almeno una parte delle materie prime impiegate devono essere nuove. “Ciò significa acquistarle dalle raffinerie, che convertono il petrolio in glicole etilenico e acido tereftalico, i due composti necessari per produrre PET”, spiega Samantha Anderson, dottoranda presso il Laboratory of Molecular Simulation (LSMO) a Campus Vallese-Wallis dell’EPFL. “Inoltre, molti contenitori in PET non possono essere riciclati perché contengono contaminanti chimici e alimentari, additivi o coloranti e finiscono per essere inceneriti”. Una delle soluzioni più promettenti è rappresentata dal riciclo chimico del PET, ossia la scomposizione del polimero nei composti chimici di base.

 

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Questa tecnologia è al centro del lavoro della startup DePoly, di cui la Anderson è CEO e fondatrice. La giovane società ha infatti sviluppato un metodo innovativo di depolimerizzazione (da cui il nome DePoly) in grado di facilitare le operazioni di riciclo fin dalla fase di smistamento della plastica. “Non importa se il packaging contiene acqua, burro di arachidi o sapone, se è trasparente o nero come la pece”, spiega la ricercatrice. Con il nuovo processo, ogni tipo di rifiuto in PET può essere processato in un unico lotto. I dettagli sul processo sono pochi dal momento che la startup sta ancora attendo il brevetto. “Combiniamo la plastica con vari composti in un reattore e quindi illuminiamo la miscela per innescare una serie di reazioni chimiche. Queste reazioni rompono i legami tra il glicole etilenico e l’acido tereftalico, liberando i composti per un ulteriore uso”, spiega Anderson. Il processo restituisce dunque glicole etilenico in forma liquida e acido tereftalico come una polvere bianca, quindi facilmente separabili fra loro.

 

Il prossimo passo per DePoly sarà quello di portare la tecnologia dalla scala di laboratorio a quella industriale. “A novembre, inizieremo a costruire un’unità pilota con una capacità maggiore”, situata presso un impianto di trattamento dei rifiuti a Uvrier e la fase di test durerà circa un anno. “Sono sicura che i metodi di riciclo chimico del PET arriveranno e se non lo farà il nostro metodo, lo farà quello di qualcun altro”.

 

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