• Articolo Milano, 16 ottobre 2017
  • Riciclo RAEE: verso l’open scope con nuove obiettivi e opportunità

  • Passaggio al sistema “aperto” e nuovi obiettivi di raccolta: questi i due grani cambiamenti che aspettano il comparto dei RAEE. Uno studio analizza sfide e opportunità

riciclo raee

 

 

(Rinnovabili.it) – Il 12 aprile 2014 è entrata in vigore la legge con cui l’Italia ha recepito la direttiva europea 2012/19/EU sulla gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Il provvedimento ha introdotto diverse novità sul fronte del riciclo RAEE, alcune delle quali tuttavia saranno effettive solo nei prossimi anni. Alla luce dei cambiamenti già avvenuti e di quelli ormai prossimi, il consorzio Remedia e l’Università Bocconi hanno organizzato oggi a Milano un incontro dal titolo “Industria Elettronica. Prepararsi al cambiamento per cogliere nuove opportunità di crescita”. L’evento è stato l’occasione discutere di quelli che saranno gli effetti diretti e indiretti sulla filiera, una volta assimilate tutte le nuove modifiche richieste dalla legge.  Si parla essenzialmente di due elementi: il nuovo obiettivo di riciclo RAEE per il 2019 e l’entrata in vigore del cosiddetto “open scope”, il campo di applicazione aperto.

 

Cosa cambierà dal prossimo anno nella gestione e riciclo RAEE

L’ultima direttiva europea ha scaglionato i target di raccolta per questa categoria di rifiuto, stabilendo che dal 1° gennaio 2019 dovrà conseguito un tasso minimo pari al 65% del peso medio delle apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato nei tre anni precedenti. O, in alternativa, all’85% dei RAEE generati.

Ma prima del 2019, un altro grande cambiamento attende il settore. Ad oggi la norma sulla gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici si applica solo a quei prodotti esplicitamente citati nel testo legislativo. Dal 15 agosto 2018, invece, entrerà in vigore l’Open Scope cioè il periodo a partire dal quale la disciplina relativa ai RAEE si applicherà a tutti i prodotti finiti, siano essi citati nelle macrocategorie normative o meno, con le sole eccezioni costituite dalle apparecchiature per le quali sono state previste specifiche e circoscritte esclusioni.

 

“Il settore delle apparecchiature elettriche ed elettroniche sarà interessato nei prossimi anni da importanti novità normative che spingono verso obiettivi crescenti di riciclo in una logica di circular economy” – ha commentato Edoardo Croci, Coordinatore geo-green economy observatory IEFE Università Bocconi – “Si tratta anche di un’opportunità di innovazione tecnologica e gestionale per tutti gli operatori della filiera in modo da raggiungere il target europeo di 65% di riciclo.

 

Gli effetti della nuova normativa

Il centro ha elaborato uno studio, promosso da Remedia, in cui si valutano possibili scenari e opportunità per la filiera, in base a queste due novità. Ne è emerso che, se l’obiettivo sarà raggiunto (il periodo ipotetico è d’obbligo essendo l’Italia ancora al 40% della raccolta sull’immesso al consumo) ciò potrebbe significare il passaggio dall’attuale raccolta di 358.000 tonnellate l’anno a 2 milioni di tonnellate nel 2030.

La ricerca prevede, inoltre, un impatto ambientale e sociale estremamente positivo tra il 2025 e il 2030: 340/390 milioni di risparmio nell’acquisto di materie prime, 13/15 mila posti di lavoro in più, 2,2/2,5 milioni all’anno di emissioni di CO2 in meno e 85/100 milioni di euro all’anno di valore economico generato.

 

“Secondo le analisi effettuate da IEFE Bocconi per lo studio commissionato da Remedia, nel 2020 l’immesso al consumo di Apparecchiature Elettriche e Elettroniche è destinato a superare 1,3 milioni di tonnellate, con una crescita del 50% rispetto ai volumi attuali” – ha concluso Danilo Bonato, Direttore Generale di Remedia – “Grazie a questo sviluppo, il settore del riciclo dei RAEE, da qui al 2030, potrebbe creare un numero di posti di lavoro compreso tra 13.000 e 15.000 unità, a patto che si raggiungano i target Europei di raccolta e riciclo.  Di fondamentale importanza anche il valore economico associato alle emissioni risparmiate al 2030, quantificabile tra gli 85 e i 100 milioni di euro all’anno”.

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