• Articolo Des Moines, 16 marzo 2018
  • Dagli stocchi di mais il segreto per il riciclo delle terre rare

  • Molto più sostenibile dell’idrometallurgia tradizionale, la lisciviazione chimica che utilizza i sottoprodotti del mais è la svolta per il riciclo dei RAEE

riciclo

 

Un nuovo processo consente il riciclo dei metalli preziosi dai RAEE

 

(Rinnovabili.it) – Con i sottoprodotti della coltivazione del mais si può realizzare un processo di lisciviazione biochimica che favorisce il riciclo di metalli preziosi e terre rare dai rifiuti elettronici. La scoperta di un metodo a basso costo per rendere competitivo il settore del recupero di questi materiali, sempre più importanti nell’economia mondiale, arriva dal Critical Materials Institute (CMI) del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti.

Il mais, di cui l’Iowa è primo produttore mondiale, è già utilizzato in applicazioni tecnologiche, dalla bioplastica all’etanolo. Ma nessuno aveva ancora pensato ad adoperare gli stocchi come ingrediente chiave nel settore del riciclo. Il Dipartimento dell’Energia USA ha messo insieme un team di esperti, il cui lavoro è dedicato alla ricerca di un modo per affrontare un problema pressante nei rapporti tra ambiente e industria: la quantità sempre crescente di rifiuti elettronici, come smartphone o hard disk, può essere smaltita in discarica oppure diventare una risorsa, se metalli e terre rare riescono a tornare nel ciclo produttivo.

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L’idrometallurgia è un processo chimico utilizzato per estrarre metalli da minerali o da materiali destinati al riciclo. Ma i tradizionali metodi di lisciviazione già utilizzati dall’industria mineraria non sono consigliabili per il settore del riciclo. Solitamente infatti utilizzano acido solforico, sostanza pericolosa per l’ambiente, così come si basano su processi che liberano calore ed esercitano forte pressione, rendendoli molto costosi.

Serviva qualcosa di più efficiente e sostenibile, e la risposta era negli stocchi di mais, dati in pasto al Gluconobacter, un batterio che prolifera in un ambiente zuccherino. Degradando gli zuccheri, produce un acido che permette di separare i metalli dai loro supporti. Prima di arrivare al granturco, il gruppo di ricerca ha studiato altri rifiuti agricoli, come le bucce delle patate e l’acqua di lavorazione delle mele, cercando di convertirli negli zuccheri di base necessari per nutrire i batteri che permettono l’estrazione dei metalli. Con gli stocchi del mais è stato raggiunto l’optimum, perché relativamente facile da convertire in zuccheri utilizzabili ed  economico per la commercializzazione su larga scala.

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