• Articolo Roma, 16 giugno 2015
  • Bisogna evitare lo sviluppo a macchia di leopardo

    Smart city, per l’ANCI la chiave è il riuso

  • Alla conferenza internazionale “Smart city for better Europe” il presidente dell’Osservatorio Smart City dell’ANCI ha sottolineato l’importanza della partnership pubblico-privato

Smart city, per l’ANCI la chiave è il riuso

 

(Rinnovabili.it) – Negli scorsi giorno presso il Centro Studi Americani, si è svolta una conferenza internazionale sul tema delle smart city nella quale 25 paesi differenti hanno avanzato consigli, idee, progetti e proposte.

La conferenza internazionale ‘Smart Cities for a Better Europe’ è stata promossa dal European Network of American Alumni Associations (ENAM) in collaborazione con l’Ambasciata Americana in Italia e l’associazione Amerigo, con lo scopo di confrontare vari punti di vista sulla tematiche delle città intelligenti.

A questo evento ha partecipato l’Osservatorio Smart City dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, con il presidente Francesco Profumo, che ha dichiarato: Puntare sul riuso dei progetti già realizzati in tema di nuove tecnologie, e dedicare una parte delle risorse disponibili per realizzare nuove iniziative, dando una scossa alla ripresa del paese”.

In base alle ricerche dell’Osservatorio è emerso che in Italia sono stati investiti 5 miliardi di euro negli ultimi cinque anni e che i progetti già avviati sono circa 2000 mentre il piano Junker sta dando buoni risultati per quanto riguarda l’innovazione cittadina. Questo piano ha un forte input finanziario pubblico che produce una spinta con il partenariato pubblico-privato che moltiplica lo sviluppo delle tecnologie intelligenti e permette di ottenere risorse dai privati.

 

“Nel 2008 uno studio voluto dal Presidente della Commissione Ue Barroso avesse evidenziato la carenza dei progetti sulle nuove tecnologie nella loro incapacità di generare una ricaduta duratura per lo sviluppo, pur essendo perfettamente riusciti sul piano teorico” Ha spiegato Profumo, evidenziano come questo fallimento ha portato ad una strategia differente per il settennato 2014-2020, che ha stanziato mille miliardi provenienti dalle casse dei singoli paesi e dei quali l’Italia ha contribuito con un 14%.

L’importante per il Presidente dell’Osservatorio è che le risorse vengano investite in programmi validi, che si eviti la diffusione a macchia di leopardo dei progetti e che si instauri una buona partnership pubblico-privato.

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