• Articolo , 15 febbraio 2008
  • “M’illumino di meno”: Risparmiare è una parolaccia

  • In occasione del “M’illumino di meno”, la giornata della mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico, uno dei grandi “maestri” del nostro settore ci offre una sua riflessione

Il vero imperativo di una società moderna è “di più”. “Deve” essere di più, ogni anno, il prodotto interno lordo, il numero delle automobili vendute, il numero dei telefoni cellulari, eccetera. “Deve” essere di più la quantità di elettricità che permette di far funzionare i frigoriferi, i telefoni cellulari, i computer, che illumina le case, i campi sportivi, le notti festose delle città. “Di meno” -molti ancora ritengono – significa squallore, buio, tristezza, gli alimenti che vanno a male.
E invece no: quello che conta non sono i chilowattore o i chili di gasolio, ma la qualità dei servizi e finalmente sembra che alcuni, forse “molti”, si stiano convincendo che è possibile avere case illuminate, calde d’inverno e fresche d’estate, che è possibile muoversi nelle città e comunicare ed essere felici con “meno” chilowattore di prima, che risparmio di energia, di materiali, di spazio. ”Risparmiare”, non solo non è parolaccia, ma è un programma politico nazionale e internazionale.
*Così come un consumatore* si guarda intorno e cerca di spendere meno denaro per acquistare un vestito, un prodotto, un computer, una automobile, perché gli restano più soldi per comprare libri, per mandare i figli a una buona scuola, per andare in vacanza, così bisogna spiegare che “vale” di più un’automobile che permette a una persona di percorrere un chilometro con “meno” gasolio, che vale di più una casa fresca d’estate senza costosi condizionatori d’aria, eccetera. E questo non solo perché il gasolio e l’elettricità costano dei soldi, ma perché si tratta di “beni” che, oltre a costare soldi, “costano” in termini di salute compromessa dagli inquinamenti, “costano” in termini di conflitti fra paesi che si contendono i pozzi petroliferi o le miniere di carbone.
*Tanto più che la tecnica oggi offre i mezzi* per ottenere elettricità, caldo, freddo, mobilità, possibilità di diffondere informazioni, con processi e materiali che hanno un minore “costo” di salute e di conflitti, per chilowattora o per chilometro percorso o per ora di illuminazione. Mi riferisco alle fonti di energia e ai combustibili ottenuti dal Sole, il grande reattore nucleare a fusione, messo opportunamente a 150 milioni di chilometri da noi, del tutto sicuro e senza scorie radioattive.

h4{color:#FFFFFF;}. Giorgio Nebbia