• Articolo , 7 settembre 2010
  • “Ricetta” commestibile per immagazzinare l’idrogeno del futuro

  • Alcuni ricercatori dell’Università americana di Northwestern hanno messo a punto un innovativo procedimento chimico che consente di immagazzinare più facilmente e con costi contenuti l’idrogeno. Una rivoluzione possibile grazie a comuni ingredienti presenti in ogni cucina

(Rinnovabili.it) – Sembra curiosa e per certi versi sorprendente la notizia che arriva dai laboratori di ricerca dell’Università americana di Northwestern, nella cittadina di Evanston, in Illinois. Curiosa perché siamo abituati a pensare che il progresso tecnologico sia frutto di elementi che poco o niente hanno a che fare ad esempio con la nostra cucina. Invece, questa volta, i ricercatori dell’istituto americano hanno messo a punto un innovativo procedimento chimico per stoccare efficientemente l’idrogeno ad un costo relativamente basso, guardando “nella dispensa”. Il risultati di questa “ricerca”:http://www.northwestern.edu/newscenter/stories/2010/09/edible-nanostructures-stoddart.html sono stati pubblicati in un volume intitolato _Metal–Organic Frameworks from Edible Natural Products._ Il segreto di questa innovazione sta infatti in alcuni microcristalli, una sorta di “gabbia molecolare”, ovvero delle strutture denominate proprio _MOF- Metal-Organic Frameworks._
Questi composti organo-metallici sono stati realizzati a partire da catene di carbonio, ossigeno e atomi di idrogeno legato da ioni metallici e sono capaci di intrappolare le molecole di gas di modo che possa essere recuperato semplicemente dal riscaldamento del materiale.
Fino ad ora i due metodi più convenienti per immagazzinare l’idrogeno erano il raffreddamento a -250 gradi centigradi per convertirlo in forma liquida o per stoccarlo sottoforma di gas compresso. Sebbene questi due approcci abbiano consentito una buona autonomia alle macchine che integravano una cella a combustibile, questi sistemi sono attualmente troppo costosi. La scoperta dei ricercatori americani, invece, sembra avere decisamente costi più contenuti. Fino ad oggi, infatti, la maggior parte dei MOF è stata ottenuta a partire da molecole organiche derivanti dal petrolio, le stesse che compongono il benzene, che possono essere tossiche e molto difficili da produrre. I ricercatori Stoddart e Smaldone, del team di scienziati che hanno messo a punto l’innovativo processo, hanno invece realizzato i MOF utilizzando materiali facilmente disponibili.
Queste strutture molecolari hanno una forma cubica e ogni lato è formato dalle gamma-cyclodextrine, un anello di molecole di glucosio. Prodotti dai batteri, questi amidi sono utilizzati come additivi in molti alimenti e prodotti farmaceutici. Secondo il team di ricerca americano la chiave per creare le strutture sta proprio nella simmetria degli anelli di glucosio. In presenza di alcol e acqua questi si aggregano in forma di cubi tenuti insieme da ioni di potassio o da un metallo simile. Quando poi acqua e alcol vengono rimossi il materiale risultante rimane stabile e con una superficie disponibile pari a più di 1300 m2 per grammo, l’equivalente di circa 6,5 campi da tennis. “E’ qualcosa che si può creare tranquillamente nella propria cucina di casa” ha detto Stoddart, che non avrebbe assaggiato direttamente il composto. Chi lo ha fatto, però, ha rivelato che avrebbe un sapore che ricorda quello dei cracker.