• Articolo Roma, 10 marzo 2011
  • G.B. Zorzoli: "Disincentivare il settore è come far crollare un'altra FIAT!"

    “Vogliamo il sole, non chiediamo la luna”

  • L’incontro pubblico di questa mattina è stato organizzato per manifestare contro il decreto “ammazza rinnovabili”

Un settore su cui tutto il mondo sta puntando e che il nostro Paese sta disincentivando. Le rinnovabili, “ammazzate” dal decreto legislativo appena firmato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sono state le vere protagoniste dell’incontro pubblico organizzato questa mattina a Roma dalle principali associazioni del settore delle rinnovabili ANEV, APER, ASSOSOLARE, ASSOENERGIE FUTURE, GIFI e ISES ITALIA. Oltre 450 le web tv collegate, tantissimi i gruppi d’ascolto e migliaia i partecipanti provenienti da tutta Italia. La platea del Teatro Quirino di Roma, gremita di persone, è stata il palcoscenico di una manifestazione che ha riunito il mondo associativo, la realtà industriale, la politica e il comune cittadino.

 

Ad aprire i lavori e a parlare a nome di tutte le associazioni è stato G.B. Zorzoli, Presidente ISES ITALIA, che ha tenuto a precisare come le rinnovabili siano una realtà di cui tutti devono tenerne conto. Eolico, bioenergie e solare, infatti, hanno prodotto 20 miliardi di kWh e nel 2010 sono state superate le 800 imprese attive nel solo settore del fotovoltaico. “Gli incentivi alle rinnovabili nel mondo – ha detto Zorzoli citando dati della IEA – sono un decimo di quelli ai combustibili fossili; mentre l’Africa è in fiamme e il prezzo del petrolio ha raggiunto i 120 dollari al barile, il settore che noi per primi promuoviamo e intendiamo sostenere sta contribuendo alla sicurezza energetica del nostro Paese“.

 

I dati diffusi parlano di 120.000 posti di lavoro e oltre 10.000 giovani aziende in pericolo. “È come se crollasse un’altra FIAT!“, ha chiosato Zorzoli. Le Associazioni considerano inaccettabile che in Italia non si rispetti la certezza del diritto e chiedono con forza e unità di intenti che si prevedano quanto prima decreti attuativi, per ridurre la dipendenza energetica dagli altri Paesi, favorire la ricerca e lo sviluppo di un’industria nazionale e raggiungere la competitività entro i prossimi 10 anni.

 

È una voce corale a cui si è unita quella delle tante aziende intervenute che oggi hanno avuto la possibilità di parlare ai microfoni e far conoscere ai tutti i partecipanti, virtuali e non, la preoccupante realtà che stanno vivendo in questi giorni. Coloro che hanno parlato non sono né criminali né speculatori, come spesso qualcuno li ha definiti, semplicemente persone che hanno investito denaro e sono preoccupate per il futuro dei propri figli.

 

“Il Ministero dello Sviluppo Economico sembra quello dell’arretratezza. L’orizzonte dei 3 anni è demenziale. Stiamo parlando di cassa integrazione. C’è uno spettro che si aggira per l’Europa che si chiama Italia. Non vogliamo stare sotto lo scacco del prossimo dittatore libico. Siamo forse in una commedia pirandelliana? Non è possibile che Confindustria sia soddisfatta del decreto! Siamo un settore che non conosce precariato. Il fotovoltaico è l’energia più democratica che c’è. Come possiamo lavorare oggi se non vediamo futuro? La Germania è stupida? La questione energetica non è di destra né di sinistra”.

 

Queste le dichiarazioni a caldo dei rappresentanti delle aziende intervenute, preoccupate non solo per il proprio futuro, ma anche per quello delle migliaia di dipendenti che oggi sono a rischio in tutta Italia, alle quali sono seguite poi quelle delle associazioni ambientaliste (Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente e WWF). Quello che si auspica, e che si legge in un documento condiviso:dalle Associazioni, è la riapertura di un confronto attraverso una riflessione aperta che possa portare alla composizione di una decisione equilibrata, capace di dare certezza al mercato e di sostenere e promuovere i benefici che il settore delle energie rinnovabili può creare.