• Articolo , 24 aprile 2008
  • 22° anniversario della tragedia nucleare di Chernobyl

  • Ad oltre venti anni dall’incidente, le conseguenze sono ancora gravi e non tutte sotto controllo. Il devastante potenziale di quella tragedia, non va dimenticato

Era il 26 aprile 1986, quando si verificò il terribile incidente alla centrale nucleare di Chernobyl. Si sprigionarono nubi radioattive che raggiunsero 20 paesi. Ovviamente la Bielorussia fu la nazione che subì le peggiori conseguenze: il 70% della ricaduta di materiale radioattivo, la contaminazione di circa 3.600 centri abitati e del 25% della popolazione, la messa fuori uso di oltre 250.000 kmq dei terreni agricoli, l’inquinamento di un quarto del patrimonio forestale e delle risorse naturali, lo sfollamento immedato di 137.000 persone, (di cui 11.000 invalidi, 1.300 tra bambini e ragazzi). La tragedia provocò inoltre nell’arco degli anni più di un milione e settecentomila sfollati. Furono più di 10.000 i bielorussi impegnati nelle operazioni del dopo-catastrofe sul reattore, a scapito della salute e molto spesso della propria vita. L’incidente provocò numerose e gravi patologie, (tumori alla tiroide, emoblastosi, neoplasie maligne, mutamenti genetici. Aumenti a distanza di anni di malattie oncologiche, e non, dei sistemi endocrini e cardiovascolari). Dopo 22 anni, nel solo budget statale bielorusso 2007, per i danni e i problemi causati dal disastro sono stati assegnati più di 213 milioni di euro. Ben poco invece dalla UE che dal 1992 (anno dell’indipendenza della Bielorussia dall’Urss) ha stanziato poco più di 10 milioni di euro. All’inizio del 2007 erano ancora un milione e mezzo i residenti delle aree contaminate che risultavano ancora sottoposti ai periodici controlli medici.