• Articolo , 14 dicembre 2007
  • A Bali si decide solo di decidere nel 2009

  • Appuntamento a Copenaghen nel 2009. Questa la magra conclusione della tanto attesa e celebrata Conferenza di Bali. Grande lotta con gli Stati Uniti che non sono riusciti a far passare la loro mozione, ma che hanno comunque impedito che si fissassero nero su bianco impegni, obiettivi da raggiungere e relative sanzioni.

Il documento finale dà il via a due anni di negoziati, cioé ad una discussione che durerà fino al prossimo summit sul clima, fissato per il 2009. La speranza é che per allora si raggiunga un nuovo accordo sulla riduzione dei gas serra per gli anni che seguiranno il 2012. Insomma occorrerà attendere la scadenza del Protocollo di Kyoto (datato 1992) che, come si é visto, fino ad ora non ha certo portato a risultati significativi. E in più l’odierna decisione, sia pur minimale, é stata in forse fino all’ultimo, a causa dell’opposizione degli Stati Uniti. Infatti il compromesso avanzato dai Paesi in via di sviluppo aveva prima creato un gran caos e un clima di tensione, ma seguiti poi da una serie di interventi tutti a favore del compromesso. Tra i più applauditi, quello del Sudafrica che si opponeva in maniera dura e netta alla proposta degli Usa, suscitando l’approvazione della maggioranza dei conevenuti. Gli Usa a quel punto non hanno potuto più sostenere la propria posizione e il capo delegazione, Paula Dobriansky, ha capitolato. A quel punto con la sollecitazione del ministro dell’ambiente indonesiano, Rachmat Witoelar, presidente della Conferenza, il documento é stato approvato, liberando gli intervenuti dall’incubo di chiudere il vertice con un nulla di fatto. Ban Ki-moon dopo l’approvazione ha espresso tutta la sua gratitudine ai molti membri di stati per la flessibilità dimostrata nel raggiungere il compromesso finale. Infatti i negoziati si erano incagliati dopo la seconda notte di trattative e per tutto il sabato mattina (in Italia era notte), facendo slittare la conclusione della conferenza di un giorno di ritardo rispetto al previsto. I Paesi in via di sviluppo, il gruppo detto G77&Cina, avevano avanzato una loro proposta. Ma la situazione non si sbloccava, fino alla resa degli statunitensi. L’ok alla road-map di Bali, per il nostro Pecoraro Scanio, ha significato “la sconfitta di chi voleva boicottare Kyoto e Bali”. “Un successo – ha sottolineato il ministro – per l’Onu e per l’Ipcc”. Il suo unico rammarico é “Aver tolto l’indicazione, fin da ora, degli obiettivi di taglio delle emissioni”. E su questo punto c’é stato il vero braccio di ferro degli ultimi giorni. Risultato: una penalizzazione, a nostro avviso non da poco.
Nel documento almeno viene conservato il riferimento al famoso 4° Rapporto dell’Ipcc, ma purtroppo il taglio delle emissioni lì indicato (un -25/40% entro il 2020 per i paesi industrializzati rispetto alle percentuali del 1990), rimane solo nei desiderata e nelle buone intenzioni. Si fa solo un marginale riferimento a tre delle pagine dello stesso rapporto. Quelle stesse in cui troviamo sia gli scenari dell’aumento dei gas serra che il relativo incremento della temperatura, ma anche gli standard di riduzione delle emissioni voluti soprattutto da Ue e Italia. Grandissima tensione fino all’ultimo minuto, come hanno dimostrato le lacrime del responsabile del segretariato Onu per i cambiamenti climatici, Yvo de Boer, criticato molto duramente da India e Cina per aver convocato la seduta plenaria mentre i Paesi in via di sviluppo erano riuniti nella loro sessione.

h4{color:#D3612B;}. La tormentata vigilia della chiusura

Quello delle responsabilità, é stato il fronte sul quale gli Usa nella notte hanno bloccato le trattative. La discussione verteva sul fatto di non dare obiettivi comuni, ma basarsi su obiettivi nazionali decisi dai singoli stati. Tagli e divisione di responsabilità dovevano rappresentano il cuore della bozza di documento che raccoglieva le sintesi delle posizioni dei vari paesi e che costituiva la base di partenza del negoziato, cioé la mitigazione, ovvero gli impegni per contrastare il riscaldamento globale. Tutte le possibilità rimanevano aperte. E il motto che circolava era: ”Finché non é tutto deciso niente é deciso”. La sensazione, rivelatasi poi realtà, era che i negoziati potessero andare avanti tutta la giornata e forse anche la notte. Intanto si registrava qualche passo avanti: veniva trovato un accordo di compromesso sul fronte delle tecnologie, dell’adattamento, degli strumenti finanziari. Accordo però senza valore in mancanza dell’accordo dell’altro gruppo negoziale, quello sulle cifre da investire.

h4{color:#D3612B;}. Impasse: arriva Ban Ki Moon

Il segretario dell’Onu si era trovato a dover sbrogliare una situazione ingarbugliata, secondo la definizione del ministro Pecoraro Scanio. Il segretario generale dell’Onu aveva infatti sorpreso tutti, tornando a sorpresa sul luogo dei negoziati, giunti alla stretta finale. L’incertezza dominava anche sull’orario della fine delle riunioni, previsto per le 11.00 ora italiana, ma slittato poi a tempo indefinito. In discussione c’era infatti il documento che doveva contenere un piano per la riduzione delle emissioni dei gas serra che superasse il protocollo di Kyoto. I due temi fonte di maggiore discussione erano i tagli dei gas serra per i paesi industrializzati del 25-40% al 2020 rispetto ai livelli del ’90 e la divisione delle responsabilità tra paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. ”La situazione é ancora ingarbugliata, rileviamo ancora chiusure irresponsabili – aveva dichiarato il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, commentando che – si profila un risultato deludente, molto al di sotto delle necessità”. Secondo le indiscrezioni trapelate erano proprio gli Stati Uniti, da sempre contrari a obiettivi vincolanti, a fare la voce grossa, non accettando impegni di riduzione a medio termine mentre Cina e India non erano disposti a concedere tagli solo a lungo termine e l’Ue si trova a mediare. ”Si rischia di dare ragione ad Al Gore quando invita a partire con l’accordo anche senza gli Usa – confermava Pecoraro – ma era una provocazione che non si può raccogliere”

h4{color:#D3612B;}. De Boer: senza gli Usa non si va avanti – Al Gore: procedete a prescindere dagli Usa

Lo aveva detto il segretario generale della Convenzione sui cambiamenti climatici (Unfccc), Yvo De Boer, in una conferenza stampa, dichiarandosi convinto che non avrebbe senso cominciare a discutere di un regime post Kyoto ”senza le principali economie”. Il riferimento era verso quanto detto da Oslo dal Nobel per la pace Al Gore, che aveva invitato i Governi riuniti a Bali ad andare avanti con l’intesa anche senza gli Stati Uniti d’America.

“Qui le versioni integrali dei documenti conclusivi della Conferenza sul Clima a Bali 2007”:http://unfccc.int/meetings/cop_13/items/4049.php