• Articolo , 12 giugno 2009
  • A Genzano la mostra di Greenpeace sul carbone

  • Partecipa Alessandro Giannì, direttore delle Campagne dell’associazione ambientalista. «Quella del Governo è una politica energetica ottusa che riporta il Paese al medioevo energetico del carbone e del nucleare»

Sabato 13 giugno, Greenpeace inaugura a Genzano la mostra “Carbone pulito? Una sporca bugia”, con una conferenza stampa presso la Sala gentilmente offerta dal Comune di Genzano in Via Italo Berardi 4 (alle 11:30). Parteciperà Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace. Le fotografie mostrano i gravi impatti del carbone lungo tutto il suo ciclo di produzione: dall’estrazione in miniera, fino alla combustione in centrale, con particolare attenzione alla minaccia del cambiamento climatico. La mostra viene inaugurata mentre il Governo, con colpi di mano e deroghe alla normativa ambientale vigente, sta aprendo la strada al ritorno del carbone in Italia, non solo a Civitavecchia, dove Enel ha già avviato il nuovo impianto da circa 2mila Megawatt.
«Quella del Governo è una politica energetica ottusa che riporta il Paese al medioevo energetico del carbone e del nucleare» afferma Alessandro Giannì. «Al contrario, l’Europa e gli Stati Uniti puntano a una nuova rivoluzione energetica pulita per creare milioni di nuovi posti di lavoro “verdi” e per affrontare insieme la crisi economica e la crisi climatica». I progetti di conversione e di nuove centrali a carbone in Italia faranno aumentare le emissioni di gas serra di oltre 30 milioni di tonnellate, mentre l’Italia dovrebbe tagliarne 100 milioni per rientrare nei parametri di Kyoto. Questo ritardo è costato fino ad oggi ai contribuenti italiani circa 2 miliardi di euro, più o meno quanto ha speso Enel per l’impianto di Civitavecchia. I dati di diversi studi di settore mostrano che al 2020 si potrebbero creare oltre 250 mila nuovi posti di lavoro in Italia puntando su rinnovabili ed efficienza energetica. Una centrale come Civitavecchia invece da lavoro solo a 2-300 operai, nel lungo periodo. Con il carbone si difendono dunque i profitti del colosso nazionale Enel, non certo l’occupazione e l’economia nel territorio.