• Articolo , 12 dicembre 2008
  • A Poznan Al Gore: Yes we can per il clima

  • Il discorso del Premio Nobel ed ex vice-presidente degli Usa ha infiammato la platea di Poznan, riaccendendo la speranza, spenta da un conclusione dei lavori che già si intravede povera di novità e di risultati

Applausi a scena aperta quando ha concluso il suo intervento con l’ormai strorico obamiano”Yes, we can” riferito stavolta alla salvaguardia del clima, durante il suo intervento nelle fasi conclusive della Conferenza di Poznan.
“E’ arrivato il momento – ha assicurato l’applaudito premio Nobel per la Pace, nella sua appassionata dichiarazione – in cui la specie umana, per la prima volta della storia, è chiamata a prendere una consapevole decisione in comune”. E questo è condizione indispensabile “perché, non il pianeta, ma le condizioni che lo rendono abitabile non vengano distrutte”.
“Possiamo farcela. Dobbiamo farcela. Impegnamoci a concludere questo cammino”, ha insistito Al Gore. E dopo aver tratteggiato a tinte fosche gli effetti già in corso del cambiamento climatico (dai ghiacciai del Tibet che vanno sciogliendosi, con grave pericolo per i grandi fiumi asiatici) ha dato un riconoscimento alla Cina (che due anni fa era incerta e oggi sta dimostrando di essere pronta ad aprire la strada ad una evoluzione verde) e ha anche avvertito che la diplomazia climatica subirà una rivoluzione.
“Ho incontrato pochi giorni fa il presidente eletto, Barack Obama, a Chicago – ha raccontato l’ex vicepresidente americano – e mi ha garantito che il cambiamento climatico sarà fra le priorità della sua amministrazione. Gli Stati Uniti adotteranno un sistema di “cap and trade” in modo da rendere economicamente sempre più conveniente investire sulle fonti rinnovabili. Esattamente quel che Bush ha sempre e categoricamente rifiutato di fare”.