• Articolo , 6 dicembre 2010
  • Accenture: c’è bisogno di un accordo globale

  • Secondo un rapporto della famosa società di consulenza Accenture, c’è necessità quanto prima di trovare un accordo globale sul taglio del carbonio. La mancanza di una normativa internazionale rischierebbe l’aumento delle emissioni, poiché le industrie ad alta intensità di carbonio investirebbero in quegli stati caratterizzati da legislazioni più flessibili.

(Rinnovabili.it) – Mentre a Cancun è in fase di svolgimento il Summit Mondiale sui Cambiamenti Climatici, l’ “Accenture”:http://www.accenture.com/, un’azienda di consulenza, ha pubblicato un rapporto, commissionato dal governo messicano, in cui si invita a un’intesa internazionale sulle emissioni di gas serra. Il mancato raggiungimento di una normativa comune rischierebbe un aumento delle stesse emissioni di carbonio per il semplice fatto che le imprese si trasferirebbero in stati con legislazioni più permissive.

La società di consulenza sottolinea come molti dirigenti di aziende siano preoccupati di questa probabile disomogeneità normativa, che, oltre ad implicare una situazione a macchie sul taglio delle emissioni, comporterebbe un’ondata di nuove misure commerciali come tariffe di confine ed tasse per la lotta al problema.

Il rapporto, incentrato su interviste a 30 dirigenti di industrie del cemento e dell’acciaio, prevede purtroppo una prospettiva frammentaria sulla lotta alle emissioni di gas serra con Stati Uniti, Giappone, Cina, Austarlia ed Unione Europea ognuno per la loro strada. Secondo *Mauricio Bermudez-Neubauer*, autore del rapporto, le imprese vedono ciò come un motivo di preoccupazione poiché non vorrebbero che il loro mercato fosse determinato dal costo del carbonio, calcolato differentemente a secondo della zona geografica.

L’Accenture chiede, quindi, ai politici mondiali di affrontare il problema ed accelerare i piani per un accordo internazionale, che offra un approccio omogeneo per la riduzione dei gas serra provenienti dalle industrie ad alta intensità di carbonio. “Il settore privato dovrebbe essere il catalizzatore per il progresso – così riportato sulla relazione – I responsabili politici dovrebbero contribuire, tramite i settori industriali, a una soluzione per il clima. La politica climatica dovrebbe concentrarsi sugli accordi tra i comparti industriali, basti pensare che il 20% delle emissioni globali è dovuto a cinque settori”.

Da questo presupposto Bermudez-Neubauer ha detto che sarebbe più facile trovare un accordo tra il numero relativamente piccolo di imprese, che dominano il comparto delle industrie ad alta intensità di carbonio, piuttosto che tra i 193 paesi coinvolti a Cancun. “Un accordo globale rimane la miglior prospettiva. Ma se ciò non avviene sarebbe più sensata la ricerca di accordi settoriali”.