• Articolo , 26 gennaio 2011
  • Aeeg: in Dlgs rinnovabili servono misure certe per non pesare su bollette

  • Secondo il Regolatore “per promuovere con efficacia le fonti rinnovabili e raggiungere gli obiettivi europei senza pesare eccessivamente sulle bollette, servono regole anti-speculazione e meccanismi di mercato”

(Rinnovabili.it) – Questione ancora aperta quella del Decreto Rinnovabili con cui l’Italia recepisce la direttiva europea del 20-20-20 e su cui interviene anche l’Autorità dell’Energia Elettrica e i Gas con una segnalazione riportante alcuni punti critici dello schema. A giudizio del Regolatore il provvedimento contiene indubbiamente una serie di aspetti positivi e condivisibili a cui però vanno associate delle misure correttive. Il pericolo segnalato dall’Aeeg è che allo stato attuale il Dlgs manchi di quelle regole certe necessarie a far sì la politica italiana verso la meta europea non determini oneri aggiuntivi sulle bollette dei consumatori o speculazioni di marcato. Il “pacchetto di modifiche”:http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/pareri/001-11pas.pdf proposto dall’Authority evidenzia le questioni punto per punto, a partire dal rischio di replicare quello che è avvenuto nel 2010 dove gli oneri per gli incentivi alle rinnovabili hanno pesato per oltre 3 miliardi di euro sui consumatori senza alcuna correlazione al reddito o alla numerosità dei nuclei familiari ma solo in base ai consumi. “In più occasioni, – si legge nel documento – l’Autorità ha sottolineato come l’utilizzo delle tariffe dell’energia elettrica (e del gas) al fine di incentivare lo sviluppo e l’utilizzo di specifiche tecnologie di produzione energetica sia impropria, non equa (rispetto alle differenti capacità contributive dei cittadini), e produca distorsioni nel mercato”. Se al contrario si volessero mantenere gli incentivi a carico delle sole bollette, il regolatore propone che Governo e Parlamento stabiliscano politica ed obiettivi di sviluppo per ciascuna tipologia di fonte rinnovabile, lasciando all’Authority stessa il compito di raggiungere gli obiettivi al minor costo possibile. Ecco perché dovrebbe essere necessario che lo schema fin da ora espliciti alcuni dei criteri e delle regole che vengono invece rinviate a futuri provvedimenti, definendo fin da subito quello che sarà il relativo quadro normativo. Nella Segnalazione si evidenzia anche la necessità di introdurre precisi poteri di intervento anti-speculazione, per arginare l’oneroso proliferare di richieste, di connessione alla rete, avanzate a fini puramente opportunistici; ciò prevedendo anche un unico procedimento autorizzativo per gli impianti di produzione e i necessari allacciamenti. Appare inoltre indispensabile salvaguardare, senza snaturarlo, l’attuale meccanismo dei certificati bianchi che, per il risparmio energetico, ha già prodotto risultati superiori agli obiettivi.
Per evitare eventuali ritardi e favorire il pieno raggiungimento dei traguardi previsti, spiega l’Aeeg “sembra necessario potenziare ed ampliare il ruolo degli strumenti di mercato (ad esempio aste per tutte le tipologie di fonti), evitando di ingessare il sistema e ottimizzando gli investimenti. Infatti, un maggior utilizzo di strumenti di mercato invece del previsto ampio utilizzo di meccanismi amministrati da definirsi con futuri decreti ministeriali, consentirebbe di limitare i già elevati e crescenti costi in bolletta”.
Dito puntato anche sul rischio di un forte indebolimento del sistema dedicato alla promozione dell’efficienza energetica, soprattutto per aver ridotto l’ambito di applicazione del meccanismo dei _Titoli di efficienza energetica (TEE)_ e, conseguentemente, “la sua capacità di conseguire risparmi energetici (e i connessi benefici collettivi) al costo minimo per il Paese”.