• Articolo , 13 luglio 2009
  • Al via i lavori preparatori del 5° Rapporto sul Clima dell’IPCC

  • Prestigiacomo: “Se il futuro del clima dipende dalle fonti e dalle tecnologie energetiche, così come dagli usi delle risorse naturali per la crescita economica, l’accordo globale si colloca necessariamente nel contesto di un nuovo ordine mondiale dell’economia, aperta, sostenibile e giusta”

(Rinnovabili.it) – E’ partito oggi, e si concluderà il 17 luglio, lo Scoping Meeting del quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, l’incontro veneziano che da’ materialmente il via alla definizione dei contenuti della prossima relazione dell’Istituto scientifico. Realizzato in collaborazione con il Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC), la Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) e l’International Center on Climate Governance (un’iniziativa congiunta della FEEM e della Fondazione Giorgio Cini), e l’incontro è finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e proprio il ministro Stefania Prestigiacomo ha inaugurato i lavori con un discorso di fronte agli oltre duecento scienziati provenienti da tutto il mondo e al comitato esecutivo dell’IPCC. “Dopo il G8 e le dichiarazioni del Mef (Major Economy Forums) si sono fatti passi avanti verso Copenhagen…l’accordo globale per la riduzione delle emissioni si colloca nel contesto di un nuovo ordine mondiale dell’economia, aperta, sostenibile e giusta come indicato nella dichiarazione de L’Aquila”.
Punto di partenza, come sottolineato dal ministro, l’indubbio ruolo che la scienza svolge nello stabilire una base comune di conoscenze su cui lavorare in materia climatica, riconosciuto anche dalla dichiarazione del G8 che fissa come obiettivo chiaro e definito la necessità di mantenere l’innalzamento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi.
Un obiettivo che fa proprie le ultime valutazioni dell’IPCC, ma che per alcuni esperti non sarà facile da raggiungere se non addirittura improbabile. “È stata fissata un’asticella ed è molto utile avere un limite definito su cui lavorare” ha detto Antonio Navarra, Presidente del CMCC. La prossima scadenza per i negoziati internazionali è dicembre 2009, quando a Copenhagen si dovrà decidere del nuovo accordo post-Kyoto.
“Molto dipenderà dagli Usa” – ha spiegato Carlo Carraro, unico italiano nel comitato esecutivo dell’IPCC e responsabile della ricerca economica sul clima della Fondazione Eni Enrico Mattei e del CMCC: “Solo se a novembre il Senato americano approverà la proposta dell’amministrazione Obama sul taglio delle emissioni, ci sono speranze che a Copenhagen si raggiungano risultati concreti”.
Per Prestigiacomo la sfida posta dai cambiamenti climatici deve necessariamente essere affrontata in modo equo, assumendosi responsabilità comuni e impegni di riduzione differenziati.
Un concetto sottolineato anche dal Presidente dell’IPCC, l’indiano Rajendra K. Pachauri: “È molto importante che i paesi maggiormente industrializzati siano da esempio nell’attuazione di politiche di riduzione delle emissioni di gas serra”, ha affermato, perché, ha continuato, “questa sarebbe la via più efficace, etica ed equa per fare in modo che anche i paesi in via di sviluppo possano ridurre le loro emissioni rispetto allo scenario previsto in assenza di politiche ad hoc”.
In tal senso l’esperienza di IPCC è unica nella politica e nella diplomazia internazionale ha spiegato Prestigiacomo, “da circa 20 anni le Nazioni Unite e i Governi di oltre 100 paesi sono assistiti da un Panel di esperti che ci ha permesso di raccogliere e valutare le conoscenze disponibili, e i loro limiti, sul complesso sistema climatico che consente la vita della popolazione umana sulla Terra”.
“La preparazione del Quinto Rapporto coincide temporalmente con il processo negoziale, che partirà da Copenaghen, per la definizione delle misure di adattamento e mitigazione che dovranno essere adottate a partire dal 2012. Per questo – ha evidenziato il ministro – il lavoro preparatorio per il V Rapporto sul Clima sarà forse più importante del Rapporto stesso, perché già tra il 2010 e il 2012 i Governi e le Nazioni Unite avranno bisogno di indicazioni scientifiche e di valutazioni aggiornate sia sugli scenari climatici futuri, sia sulla fattibilità delle diverse opzioni per le misure di mitigazione e adattamento”.