• Articolo , 20 giugno 2008
  • Alle origini delle moderne case passive

  • Nelle regioni sub-sahariane l’antica sapienza costruttiva consentiva, già milioni di anni fa, di realizzare abitazioni ultra efficienti

In molte regioni del subcontinente sahariano le case trogloditiche sono esempi perfetti di quello che, per millenni, gli umani che si trovano in condizioni limite hanno ideato e fatto per sopravvivere. A Matmata (in Tunisia) come a Gharyan (in Libia), in Marocco come in Egitto, prima di tutto ci si nasconde sotto terra, dove non arrivano gli effetti torridi del ghibli – che può far salire le temperature fino a 50°C – e si rimane al fresco. Le case sono scavate nella sabbia e proteggono anche dal freddo vento invernale e dalle micidiali escursioni termiche (la temperatura di notte scende spesso sotto lo zero), in tutti i casi senza sfruttare alcuna forma di riscaldamento oltre al calore dei corpi. E delle cucine: a Ghadames – in una delle ultime oasi prima dell’immensità del deserto libico – le abitazioni di tipo berbero hanno le cucine disposte al piano superiore, collegate attraverso alcuni fori direttamente con l’esterno. In questo modo i vapori caldi uscivano con facilità (l’aria calda è meno densa e sfugge verso l’esterno) e il piano abitato sottostante restava più fresco, mentre d’inverno basta tappare parzialmente i fori per non disperdere il calore della cottura dei cibi. Attorno al soggiorno centrale si aprono gli altri ambienti, comprese le camere da letto, ma nessuno ha finestre: la luce penetra solo dai fori del piano delle cucine. Un sistema di specchi opportunamente disposti permette alla luce del Sole di illuminare soddisfacentemente l’interno; lo stesso accade la notte ponendo poche candele in punti strategici e godendo della loro suggestiva luce riflessa. I bagni sono al piano più basso, visto che nelle case di terra non sono consentite tubature (che scioglierebbero la sabbia), e gli scarichi restano sotto la casa, dove – mescolati con la cenere delle palme bruciate, quando c’è bisogno, nei camini o per cucinare – non puzzano e possono essere riutilizzati per fertilizzare l’oasi. Una comunità intera di migliaia di abitanti ha resistito per generazioni al caldo micidiale del deserto libico e alle clamorose escursioni termiche senza elettricità e usando razionalmente le risorse naturali. I Berberi sono figli di quelle società e istintivamente si muovono in modo da conservare energia e da usare intelligentemente le poche risorse a disposizione, mescolando l’antica sapienza delle sue genti con gli scarti del progresso del mondo occidentale ricco.