• Articolo , 10 giugno 2010
  • Ambientalisti: Aree protette sempre più a rischio!

  • La Legge Finanziaria prevede tagli del 50% ai fondi per Parchi Nazionali e aree protette. Le Associazioni ambientaliste danno l’allarme e fanno le loro richieste.

(Rinnovabili.it) – Nonostante i temi della sostenibilità ambientale, efficienza energetica e la tutela della Biodiversità facciano ormai parte del nostro quotidiano, nell’ultima Finanziaria si parla di dimezzamento dei fondi a favore delle aree protette e dei Parchi Nazionali. A denunciare l’allarmante manovra le Associazioni ambientaliste, come si legge infatti in un comunicato del WWF: ”Il Popolo dei Parchi non rimane indifferente davanti alla crisi economica e ai sacrifici necessari a superarla, ma la medicina, il rimedio, non deve essere uguale per tutti altrimenti il rischio è quello di cancellare le aree protette, che pur essendo in forte sofferenza, riescono ancora a garantire un efficace presidio a tutela della natura sul territorio”. Negli ultimi anni si sono infatti ripetuti numerosi tagli agli Enti Parco, e un ulteriore taglio del 10% li porterebbe sotto il limite della sopravvivenza, mentre un eventuale taglio del 50% indurrebbe il sistema parchi al collasso totale dell’economia legata alle attività svolte da queste realtà. Se tale manovra dovesse andare in porto significherebbe la non garanzia della salvaguardia della diversità biologica, in contrapposizione da quanto previsto dalla Strategia nazionale per la Biodiversità. Allarmante soprattutto la situazione delle aree marine, le quali già da molti anni non ricevono finanziamenti. “Non si capisce, infatti, come i parchi possano aiutare territori depressi o marginali a trovare una strada autonoma per lo sviluppo sostenibile, se non si possono organizzare iniziative, convegni, fare pubblicazioni o incontrare la gente nei paese fuori dall’orario di ufficio”, si legge ancora nel comunicato. A tal proposito le Associazioni ambientaliste, tra cui la già menzionata WWF, Legambiente, Unione per i parchi e la natura d’Italia, Marevivo, Lipu e molte altre, hanno espresso le loro ragionevoli richieste: in primis che il taglio del 50% non vada ad interessare parchi ed aree protette, che i limiti imposti alle pubbliche amministrazioni non vengano applicate agli Enti Parco e per finire che “nell’Anno internazionale della Biodiversità ogni attività scientifica per la tutela di fauna, flora e habitat resti esclusa dal “blocco” degli studi e delle consulenze, poiché non è possibile attivare alcuna ricerca scientifica seria senza uno studio”.